Maglio: «Mai disonorato l'Arma Sono vittima di macchinazioni»

Cristina GenesinL'ex carabiniere pugliese Dino Maglio non ci sta a pagare i 125 mila euro allo Stato italiano come reclamato dalla procura della Corte dei conti del Veneto, tra danni all'immagine dell'Arma dei carabinieri quantificati in 100 mila euro (aveva vestito la divisa fino all'arresto) e richiesta di restituire ben 12 mensilità dello stipendio del 2014 (25 mila euro totali) che, a detta della magistratura contabile, avrebbe indebitamente percepito mentre si trovava in carcere. Qualche giorno fa è stato sentito dalla procuratrice presso la Corte dei Conti del Veneto Francesca Dimita l'ex militare già in servizio a Teolo e poi a Padova, oggi 42enne, attualmente detenuto, condannato in via definitiva come stupratore seriale di ragazze ospitate grazie al sito Couchsurfing, portale dedicato allo scambio di ospitalità utilizzato da chi vuole trovare alloggio senza spendere soldi. Assistito dall'avvocato di fiducia Enrico Cogo, Maglio ha esordito attaccando i giornalisti: «Il clamore mediatico della vicenda è riconducibile a una vera e propria speculazione da parte dei giornalisti che hanno sfruttato la circostanza della mia appartenenza all'Arma dei carabinieri per fare notizia. Dopo i fatti sono stato ripetutamente contattato da diversi giornalisti e in particolare dall'Irpi (Investigative Reporting Project Italy, associazione di giornalisti investigativi) per rilasciare interviste ma io mi sono sempre rifiutato per non coinvolgere l'arma. In particolare mi erano stati proposti una serie di podcast a puntate e a pagamento (5 euro per chi vuole ascoltarli): io sarei stato intervistato per ultimo e avrei potuto guadagnare non solo dall'intervista ma anche in base al numero di persone che avrebbero ascoltato l'intervista. Mi rifiutai, invece numerose interviste sono state rilasciate, invece, dalle parti offese» ha insistito Maglio cercando di scaricare sui giornalisti ogni responsabilità. Il 42enne, che era in collegamento online dal carcere di Lecce, è stato condannato in via definitiva a 5 anni per lo stupro di una sedicenne australiana ospitata a casa sua tramite il sito Couchsurfing (anni già scontati), poi a 9 anni e 8 mesi (la pena è in corso) per cinque violenze sessuali, due tentate concussioni (aveva cercato di obbligare sotto minaccia due ospiti a cancellare le pessime recensioni sul suo conto nel sito couchsurfing ) e nove episodi di riduzione in stato di totale incapacità nei confronti di altrettante ragazze. Maglio ha negato di aver mai "usato" la divisa per conquistarsi la fiducia delle vittime: «L'utilizzo della divisa in occasione dell'accoglienza delle ospiti? Finito il servizio mi recavo alla stazione di Padova per prelevarle... Mai usato la divisa per foto accessibili ai Social». In più ha lamentato la diffusione dei suoi dati personali che gli avrebbe attirato minacce anche di morte. Quanto allo stipendio, ha replicato che la procura contabile avrebbe sbagliato la tempistica: nel marzo 2014 l'arresto e il 28 aprile successivo la sospensione dall'Arma, pertanto gli stipendi gli erano dovuti, a suo dire. Ora la procura della Corte dei Conti dovrà decidere se spedirlo a processo davanti alla Corte dei Conti e se mantenere o meno la richiesta di 125 mila euro. --