Paritarie, arrivano le rette: famiglie sul piede di guerra

PADOVA. Iniziano ad arrivare le prime richieste di pagamento delle rette scolastiche negli istituti paritari e privati e molte famiglie sono infuriate. "Perché devo pagare il servizio se mio figlio non ne usufruisce?". È la domanda che si fanno tanti genitori che vorrebbero lo stesso trattamento riservato a chi frequenta le scuole comunali.Il sindaco Sergio Giordani insieme all'assessore alle Politiche scolastiche Cristina Piva ha infatti annunciato che verranno dimezzate le rette per le famiglie che hanno figli alla scuola dell'infanzia o negli asili nido del Comune, mentre per quanto riguarda la scuola primaria non verranno pagati i buoni pasto per i giorni di chiusura delle scuole.La situazione delle scuole paritarie e private è invece al momento molto più nebulosa. Non è ancora chiaro se ci saranno sconti ma intanto a molte famiglie è arrivata la regolare retta da pagare.«Se non riceviamo disposizioni dalla Fism (federazione italiana scuola materne) e dalla Fidae (federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie) per il momento rimane tutto come sempre, anche le rette», spiega Dona Marcato, insegnate della scuola dell'infanzia Teresianum. «Stiamo aspettando ci dicano qualcosa, in ogni caso è vero che i bambini e i ragazzi non sono presenti a scuola, ma fanno comunque le lezioni online per tutte le materie».Anche all'Istituto Clair la situazione è in sospeso. «Attendiamo che ci dicano i vertici della Fism quali saranno i contributi per capire quale potrà essere poi la riduzione alle famiglie», dice Cristina Candeo, responsabile della segreteria dell'istituto Clair. «Noi abbiamo un sistema di fatturazione trimestrale. Avendo già emesso la fattura abbiamo chiesto ai genitori di saldare gennaio-febbraio-marzo. Eventualmente rivedremo la prossima rata trimestrale».Indubbiamente in questo periodo scuole paritarie e private si trovano in difficoltà tra i genitori che in parte si rifiutano di pagare, visto anche il periodo difficile, i dipendenti a cui pagare lo stipendio e l'affitto delle strutture da sostenere. «Abbiamo avuto un colloquio con i rappresentanti del nido che ci hanno esposto il problema di reperire qualcuno che tenga i figli ma soprattutto la grossa difficoltà nell'affrontare la spesa. Ci hanno chiesto di andargli incontro e così gli abbiamo proposto di pagare per il momento metà retta nella speranza arrivino poi degli ammortizzatori sociali», dice Eleonora Nicolò, responsabile insieme a Giovanna Ferrucci dell'asilo nido Girotondo. «Non è facile neanche per noi che abbiamo l'affitto di una struttura di 300 metri quadrati da pagare e sette dipendenti».Alla scuola per l'infanzia San Giuseppe, che conta 82 bambini iscritti, don Enrico Piccolo racconta di andare "step by step". «Tanti genitori per fortuna hanno già versato la quota di marzo. L'asilo ha infatti 11 dipendenti operativi e due in maternità», dice il parroco. «Ho scritto a tutti i genitori che avremmo preso provvedimenti per mantenere la stabilità economica della scuola e che avremmo provveduto in aprile ad applicare una riduzione sulla quota». --Alice Ferretti