La corsa a Confindustria Finco: sia la manifattura a esprimere il presidente

padova. Segnali di dialogo tra Assindustria Venetocentro e Confindustria Vicenza per un Veneto unito nella corsa al rinnovo dei vertici di Confindustria nazionale. «Siamo pronti ad un confronto costruttivo», ha detto Massimo Finco, il presidente della potente Assindustria Venetocentro «a nessuno interessa una conta dei numeri e dei pesi e credo che un imprenditore di Santa Maria di Sala non la pensi molto diversamente da uno la cui azienda ha sede a Schio. Vogliamo dialogare con Confindustria Vicenza e con le altre territoriali del Veneto, come pure con la struttura regionale presieduta da Matteo Zoppas, per evitare una frammentazione che si declinerebbe, come già successo in passato, in debolezza. Una debolezza che il nostro territorio non può e non deve permettersi tanto più in un ora in cui dobbiamo fare leva sulla nostra unità per pretendere da una politica che di fatto non è stata in grado di agire sulla crescita la giusta attenzione infrastrutturale». Ma il presidente di Assindustria Venetocentro (peraltro al vertice di quella Arneg che è punto di riferimento internazionale nel settore della refrigerazione alimentare) tocca un altrol nodo cruciale, quello dell'identikit di un candidato che deve rappresentare un triangolo industriale che vede Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna sempre più interconnesse come motore industriale del Paese. «Forti di un'auspicata quanto necessaria unità regionale ci confronteremo con i nostri colleghi lombardi ed emiliani», le parole di Finco «per individuare una figura capace di rappresentare un mondo fatto di imprese manifatturiere che sono presenti sui mercati mondiali e sono il vero motore dello sviluppo e della ricchezza dell'Italia. Personalmente ritengo che il nostro candidato debba essere un esponente di quell'industria che è ben rappresentata nello stesso nome dell'associazione di categoria che dovrà guidare: Confindustria appunto. Non ci sentiremmo altrettanto rappresentati da figure provenienti da un management pubblico-privato che hanno una storia, una modalità operativa ed esigenze diverse da quello delle imprese piccole, grandi e medie che sono il nerbo della nostra economia regionale come pure di quella lombarda, emiliana e così via».Di nomi, Finco non ne fa: «Per la verità non mi interessa sapere se il nostro candidato sarà veneto o lombardo, emiliano o di altrove. L'importante è che sia rappresentativo del nostro mondo, un mondo di imprenditori che lavorano e scommettono quotidianamente sulle proprie aziende, che da essere prendono il loro sostentamento per vivere e per offrire sviluppo al territorio. Spero che alle prossime assemblee della Confindustria nazionale siano proprio questo tipo di imprenditori ad occupare le prime file».Un punto di vista che il presidente di Assindustria Venetocentro ribadirà in ogni occasione, inclusa quella dell'eventuale suo intervento all'assembla di Confindustria Venezia Rovigo, prevista per il prossimo 17 giugno: «Continuo a credere nella grande opportunità rappresentata da un'ulteriore e nuova aggregazione», è la sua considerazione conclusiva «ma credo altrettanto nelle mie idee e nella forza di un Veneto unito che sappia pesare ai tutti i tavoli che contano». --Riccardo Sandre