Asfalto avvelenato venduto a 17 euro per metro cubo Sono tre gli indagati

Nicola CesaroPIACENZA D'ADIGE. Traffico illecito di rifiuti. Tanti, quasi 300 mila tonnellate. La prima affermazione è l'accusa che la Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia muove a tre imprenditori veronesi. La seconda è la quantità di rifiuti inquinanti utilizzati per la realizzazione di alcune strade interpoderali in oltre cento comuni di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Sotterrati, cioè, senza gli opportuni trattamenti. Lo chiamano "asfalto avvelenato". Oltre 5 mila tonnellate sono finite anche nella Bassa padovana, a Piacenza d'Adige, e in qualche territorio appena al di là del confine padovano, nel Polesine. TRE INDAGATISono tre le figure per cui è stata fissata l'udienza preliminare (si terrà il 20 marzo a Venezia), tutte accusate di traffico illecito di rifiuti. Si tratta di Giuseppe Domenico Tavellin, 59 anni di Cerea (Verona); Stefano Sbizzera, 49 anni, pure lui di Cerea; Luciano Manfrini, 58 anni di Minerbe (Verona). Tavellin è rappresentante di due ditte, la Consorzio Cerea spa e la Tavellin Green Line srl, entrambe con sede nel Veronese. Attraverso queste società, Tavellin è accusato di aver organizzato una gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti, utilizzati in particolare per realizzare strade interpoderali. Strade private, dunque, perlopiù di campagna, legate all'attività di qualche azienda agricola. Per consolidare e stabilizzare il terreno di queste strade, Tavellin faceva sotterrare ceneri pesanti e scorie, ma anche rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione. Lo chiamava "concrete green", ma di "green" c'era ben poco, anzi. Veniva lavorato dalla Consorzio Cerea e poi ceduto alla Tavellin, che lo vendeva come conglomerato a basso dosaggio di cemento. Nel 2013 ne sono state prodotte 194.621 tonnellate, nel 2014 238.344, per poi arrivare a 260.019 nel 2015 e a 25. 189 nel 2016. Si trattava di materiale altamente inquinante, con valori oltre la norma per quanto riguarda elementi come il cloruro, il rame, il piombo, il nichel o il cromo. Il risparmio era notevole: il prezzo di vendita massimo era di 17 euro al metro cubo, una cifra clamorosamente inferiore ai 247 euro al metro cubo del prezziario regionale, ovviamente se si parla di "conglomerati ecologici certificati", e non tarocchi come quelli della Tavellin. Alla fine questo "asfalto avvelenato" è finito in 71 cantieri. RIFIUTI A PIACENZA D'ADIGEE se Stefano Sbizzera è finito nell'inchiesta in quanto procacciatore d'affari per la Tavellin, Luciano Manfrini è finito nei guai per aver messo a disposizione gran parte dei suoi terreni per quest'operazione di interramento. Manfrin è titolare delle aziende agricole Canal Bianco e della Manfrini Luciano, entrambe con sede a Zevio (Verona). L'imprenditore agricolo ha messo a disposizione suoi terreni a Trecenta, Minerbe, Isola della Scala, ma anche in via Serragiolli a Piacenza d'Adige o nella vicina Barchetta di Giacciano con Baruchella (Rovigo) e in via Casette a Terrazzo (Verona). A Piacenza d'Adige, in particolare, sarebbero finite dal 14 al 25 febbraio 2014 ben 5.299, 98 tonnellate di rifiuti. Altre 900 sono state sotterrate nel vicino Polesine e 2. 522, 12 a Terrazzo. Il Tribunale di Venezia indica tra le parti offese ben 109 Comuni, tre Regioni e le Province di Verona, Padova, Rovigo, Mantova, Modena, Ferrara e Bologna. --