Foibe, il giorno del ricordo in un Paese ancora diviso

di Andrea ScutellàwROMAA Trieste la memoria unisce, nel resto d'Italia il "Giorno del Ricordo" delle foibe, si trasforma nell'ennesima occasione di scontro e divisione. Da Torino a Roma hanno manifestato gruppi neofascisti come Forza Nuova e CasaPound. A loro si sono opposte frange dell'antifascismo militante. Durante il corteo contro la tentata strage razzista di Macerata, un gruppo di manifestanti ha intonato il vergognoso coro: «Ma che belle le foibe da Trieste in giù». Un tentativo morto sul nascere, perché gli altri dimostranti non hanno dato seguito. A Modena, invece, davanti il circolo di estrema destra "Terra dei padri" è comparso lo striscione: «Maresciallo noi siamo con te, menomale che Tito c'è». Tutti segni chiari che la memoria delle stragi dell'esercito titino e del successivo esodo di circa 350mila italiani dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia è ancora materia viva. È la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani davanti all'insenatura carsica di Basovizza, in cui furono infoibati un numero imprecisato di cadaveri italiani, a ricordare, davanti a 500 studenti, la necessità che questa materia si raffreddi, cristallizzandosi nel ricordo e nella storia. «Le foibe e il disperato esodo che spopolò a più riprese l'Istria, Fiume e la Dalmazia - ha ricordato Serracchiani - sono atti di una tragedia che deve ancora entrare nella coscienza popolare della Nazione. Per questo le istituzioni devono adoperarsi con più impegno, continuità e coerenza, svolgendo opera di custodia e divulgazione e, ove necessario, condannando tentazioni negazioniste o indebite strumentalizzazioni». Presente alle celebrazioni anche la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che ha portato una testimonianza del tutto peculiare. «Per me, figlia di esuli - ha detto - questa è una giornata particolare. Soltanto il ricordo può aiutarci a rimarginare le ferite del passato che ancora ci sono, tutte e vive, nelle nostre famiglie, in Italia e in un pezzo della nostra storia che è stata addirittura rimossa». Ieri è stata una giornata particolare anche per Torino, percorsa da tre manifestazioni. Hanno iniziato i militanti di Forza Nuova, che si sono riuniti sotto la targa che ricorda gli eccidi delle foibe in Corso Cincinnato, in uno dei palazzi del "Villaggio degli esuli", che ha ospitato i profughi giuliano-dalmati cacciati dal regime di Tito. Anche CasaPound, in un momento diverso, si è radunata sotto la targa. Nel frattempo un corteo antifascista ha cercato di raggiungere il luogo del presidio. Tra i due fuochi, però, c'era lo schieramento delle forze dell'ordine che è riuscito a impedire che i manifestanti venissero a contatto. Gli antifascisti sono passati davanti al mercato rionale di Corso Cincinnato, dando vita anche a un dibattito tra gli operatori. «Fateli passare - diceva uno -, così torniamo a lavorare. Se promettono di non fare casino non bloccateli». «Non potete bloccarci il lavoro - rispondeva un altro, contrario al passaggio - Noi qui ci viviamo e ci lavoriamo». Il corteo degli antifascisti si è poi diviso in diversi tronconi, che hanno cercato di raggiungere il luogo degli altri presidi da direzioni opposte. Alcuni manifestanti hanno provato a raggiungere i militanti di CasaPound, senza successo. I contestatori hanno lanciato contro la polizia sassi e bottiglie. Una persona è stata fermata e arrestata per resistenza a pubblico ufficiale. I neofascisti sono scesi in piazza anche a Milano, dove hanno esposto lo striscione "Onore ai martiri delle foibe" e hanno ricordato le vittime con il rito del "presente" (durante il quale un militante non ha risparmiato il saluto romano, spiegano i testimoni). A Roma fiaccolata di Azione Frontale a Tor Bella Monaca, contrastata - senza scontri - dalla manifestazione di Cgil, Anpi e Arci. I militanti di estrema destra, dopo la fiaccolata, hanno scritto su Facebook: «Benvenuti a Tor Bella Monaca, feudo fascista». ©RIPRODUZIONE RISERVATA