In Svizzera altri conti di Felice Maniero

di Carlo MionwVENEZIAContinua la caccia al tesoro di Felice Maniero. E altri conti riconducibili al boss della Mala del Brenta, sono stati trovati in Svizzera. Cosa contengano non è ancora chiaro e a quanto sembra qualcuno risulta essere vuoto. O, meglio, presenta tracce del transito di denaro. Ma la Guardia di Finanza, che conduce le indagini, non molla. E non si accontenta di quanto raccontato dall'ex malavitoso quando, per ripicca, ha fatto trovare i soldi e i beni riciclati da parenti e amici e che non volevano più restituirli. Ma soprattutto gli investigatori intendo individuare chi sono i prestanome a cui i conti sono intestati. Sul bottino messo da parte da parte da Maniero negli anni in cui, incontrastato, dettava legge in Veneto su traffico di droga, rapine, bische clandestine e usura, si è sempre favoleggiato. C'è chi sostiene che "Faccia d'Angelo" abbia accumulato un maxi-tesoro da 100 miliardi di vecchie lire.Di sicuro, lo scorso anno, ha fatto trovare l'equivalente di 33 miliardi, provento di attività malavitose della banda durate svariati anni. Dopo il pentimento del 1994 Maniero non aveva mai parlato, fino al 2016, quando svelò l'esistenza del patrimonio con l'intento di denunciare l'ex cognato che, a suo dire, avrebbe tradito i patti non passandogli più i soldi spettanti. Per la Procura distrettuale antimafia di Venezia, il dentista toscano Riccardo Di Cicco, ex cognato di Felice Maniero, e il broker Michele Brotini, amico dell'odontoiatra, avrebbero riciclato il denaro. I pubblici ministeri Paola Tonini e Giovanni Zorzi hanno chiuso le indagini e a breve ci dovrebbe essere la richiesta di rinvio a giudizio. A Di Cicco e Brotini, la magistratura lagunare contesta di aver riciclato 17 milioni di euro in ville di lusso in Toscana (tra cui una a Marina di Pietrasanta), arredate con mobili da sogno e auto di altissima gamma. A far scattare le indagini della Procura erano state le dichiarazioni rilasciate proprio da Maniero ai pubblici ministeri Tonini e Zorzi nel corso di alcune deposizioni tra marzo e settembre 2016. Dichiarazioni, queste, che secondo Di Cicco sarebbero state frutto della vendetta dello stesso ex boss della Mala del Brenta. Nel corso di un interrogatorio di garanzia Di Cicco aveva parlato al giudice di un incontro avuto a fine dicembre 2015 con la sua ex moglie, Noretta Maniero, sorella dell'ex boss; in quell'occasione proprio Noretta aveva chiesto 150mila euro a Di Cicco per Felicetto che stava attraversando un momento di grosse difficoltà economiche e che si trovava senza contanti. Se Di Cicco non avesse ceduto alla richiesta di denaro - così avrebbe riferito Noretta - Felice avrebbe spedito in carcere sia lui che Michele Brotini. E così alla fine ha fatto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA