Poteri forti e tessere Insulti e veleni tra il Pd e la Cgil

di Maria Berlinguer wROMA È sempre più alta la tensione tra governo e Cgil. Dopo giorni di battute al vetriolo con il premier, Susanna Camusso dichiara che Matteo Renzi è a Palazzo Chigi per volere dei «poteri forti». La segretaria della Cgil cita in un'intervista una dichiarazione di Marchionne, l'ad di Fca, che appunto rivendica l'investitura a premier dell'ex sindaco. Per questo, spiega la segretaria generale, Renzi «non ha alcuna disponibilità a confrontarsi con chi come i sindacati, rappresenta interessi generali non corporativi». Dal Pd, già sotto pressione per la rivolta della minoranza interna contro jobs act e legge di stabilità, partono le prime misurate reazioni. «Matteo Renzi è a Palazzo Chigi perché ce l'ha messo il Pd, decidendolo in direzione e non ricordo festeggiamenti dei poteri forti», scrive su Twitter Matteo Orfini, il presidente del Pd, sperando di chiudere il caso. Non ha fatto i conti però con Pina Picierno che di lì a pochi minuti è in onda su Raitre, a "Agorà": «Sono rimasta molto turbata dalle parole di Camusso che dice che oggi Renzi è a Palazzo Chigi per i poteri forti, potrei ricordare che Camusso è eletta con tessere false o che la piazza di sabato scorso è stata riempita con pullman pagati, ma non lo farò», dichiara l'esponente renziana. Immediata scatta la reazione della Cgil, tanto più forte visto che nel frattempo a Roma volano manganellate vere e non verbali sugli operai. «Siamo indignati per le parole dell'eurodeputata del Pd, Picierno, potremmo dire che l'onorevole Picierno dice delle falsità e delle sciocchezze, forse figlie di una fase di nervosismo e di tensioni, essendo il tesseramento della Cgil certificato, potremmo dire che non ha argomenti di merito e poco rispetto per le centinaia di migliaia di persone che hanno dato vita alla straordinaria manisfestazione di sabato scorso e potremmo parlare delle primarie in Campania», dice una nota della Cgil. «Potremmo dire tutto questo e molto altro ancora ma, come si usa adesso, non lo faremo». L'imbarazzo è grande anche tra i renziani. «Siamo sicuri che Pina Picierno non voleva offendere nessuno, noi abbiamo grande rispetto per una importante realtà sindacale come le Cgil, ma chiediamo uguale rispetto per gli organismi del nostro partito», dice Lorenzo Guerini. «Anche evocare i poteri forti è eccessivo e in questo caso sicuramente sbagliato», aggiunge il vicesegretario del Pd. La tensione resta alta. E visto che la carne al fuoco è già molto con il governo in pressing sulla minoranza dem che è scesa in piazza con la Cgil e che ora dovrà votare su jobs act e riforma del lavoro, Picierno viene sollecitata a fare marcia indietro. «Non era mia intenzione lanciare accuse, se le mie affermazioni hanno questa impressione mi dispiace». In serata è Pier Luigi Bersani a chiedere di abbassare i toni. Sia a Renzi che a Camusso. «Basta accendere micce, non lo dico per fare pappa e ciccia ma i sindacati vanno rispettati, se siamo un partito di sinistra non possiamo scordarci la povera gente», dice l'ex segretario del Pd Bersani. Il nuovo strappo tra Pd e Cgil è destinato a pesare. A via del Nazareno la minoranza sta cercando di riorganizzarsi per dare battaglia a Montecitorio su jobs act a stabilità. Nessuno evoca la scissione, per ora. «Nessuno di noi vuole fare cadere il governo, il mio impegno è per cambiare l'agenda, le misure che si fanno non il governo», dice Stefano Fassina che ha già detto che se la legge delega sul lavoro non sarà modificata non la voterà neanche se il governo dovesse mettere la fiducia come ha fatto al Senato, la 24esima in sette mesi. E nega ipotesi scissioniste anche Bersani. «Non esiste, Matteo deve stare sereno, ma proprio sereno», dice. «Senza pensare che si voglia rompere santa Madre Chiesa si deve poter discutere anche se il Papa è Renzi», aggiunge Bersani deciso a dare battaglia su legge delega e jobs act. ©RIPRODUZIONE RISERVATA