L'emozione dei tanti fedeli «Ci credo, ma ora cautela»

di Siliva Quaranta w PADOVA Davanti al Santo è sempre un viavai di turisti e devoti. Alcuni vengono per visitare la chiesa, altri per dire una preghiera, molti altri ancora per ringraziare. «Io sono credente e sono venuto qui per rendere grazie a Sant'Antonio, per una guarigione», racconta Francesco, arrivato da Napoli insieme alla moglie, «mio figlio ha avuto qualche problema di salute, non cose molto gravi, ma nell'incertezza ci si affida alla fede. Per fortuna tutto si è risolto: può essere un caso, oppure può essere la mano di Dio. Io ho fede e scelgo di credere». Come lui tanti altri: la notizia del presunto miracolo è stata accolta con grande emozione: «Sono religiosa e credo nei miracoli», spiega Giusi, di Agrigento, «credo che siano uno dei tanti modi in cui l'infinita grandezza del Signore si manifesta a noi. Poi bisogna verificare caso per caso, ma nel momento in cui a dare la notizia è il rettore del Santo, seppure con la massima cautela, immagino che l'ipotesi sia già sufficientemente fondata». «Sento spesso raccontare storie come questa», conferma una delle commercianti che vendono candele ed articoli religiosi. Di fronte al caso del bambino americano, lei non ha dubbi: «Io sono molto credente», spiega, «C'è chi parla di fatalità, ma a me non sembra possibile. Lavorando qui ho sentito molte storie di guarigioni improvvise, avvenute proprio in seguito ad una preghiera o un piccolo gesto di devozione. Per me non c'è altra spiegazione se non il miracolo. Sant'Antonio è amato e venerato in tutto il mondo, anche fra credenti di altre religioni». Se i miracoli esistano o no, si sa, è un'antica querelle che da sempre divide scettici e credenti, ma anche fra il popolo dei devoti non mancano i dubbiosi: «Io ho fede», racconta Cecilia, «ma rispetto a questi eventi sono sempre un po' scettica. Se un bambino ha superato l'incapacità di parlare potrebbe anche essere per cause naturali, e trattarsi di una banale coincidenza in cui qualcuno ha voluto vedere un intervento divino». Come lei la pensa anche Eugenio, 18 anni, arrivato da Milano insieme ad un gruppo di giovani sportivi: «Certo può sembrare strano», ammette, «ma un bambino può guarire per tanti motivi. L'incapacità di parlare poteva essere dovuto a meccanismi psicologici, che poi, in modo misterioso ma assolutamente naturale, si sono risolti. Senza chiamare in causa il miracolo».