Faro della Ue su quote Bankitalia

ROMA Aveva scatenato un durissimo scontro parlamentare di ostruzione, culminato anche in scontri fisici. Ora arriva la Ue a chiedere chiarimenti sul decreto della rivalutazione da 7,5 miliardi delle quote della Banca d'Italia sospettando un possibile aiuto di Stato per le banche azioniste, in primis Intesa e Unicredit che da sole detengono oltre il 50% del capitale. Il Tesoro italiano sta valutando la risposta da fornire a Bruxelles, che ha precisato che si tratta per ora solo di una richiesta di chiarimenti. La commissione si sarebbe comunque mossa autonomamente e non sotto la spinta della raffica di esposti e denunce presentate da forze politiche e associazioni dei consumatori. Esulta il Movimento 5 stelle, secondo cui «avevamo spiegato in tutti i modi che si trattava di un favore alla lobby dei banchieri, una manovra criminale nel merito e pasticciata nel metodo». Ma anche Forza Italia con il presidente della Commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone, fa il suo affondo: «Il fatto che l'Ue possa considerare aiuto di Stato il recente provvedimento pro-banche su Bankitalia corrisponde alle nostre inascoltate denunce». A difesa del provvedimento si è schierato invece il Pd. Tesoro e Banca d'Italia non aggiungono commenti ma il governatore Ignazio Visco a inizio mese, dopo la conclusione dell'iter parlamentare, aveva sottolineato come la misura non fosse «un regalo alle banche». Aumentando il capitale sociale a 7,5 miliardi di euro (usando fondi già iscritti a riserva e quindi senza esborsi per lo Stato) anzi potrebbe dare alle banche un «incentivo a fare credito», cosa che «si vedrà nei prossimi mesi», favorendo così la ripresa. Inoltre l'istituto centrale rimarrà un «un ente pubblico», aveva spiegato. Certo le banche non potranno usare i vantaggi nell'esame Bce (che si era sin da subito dimostrata contraria) e nei successivi stress test ma, e questo è uno dei nodi su cui gli uomini del commissario Almunia vogliono chiarimenti, vedranno aumentare da subito i dividendi percepiti: dai 70 milioni di euro del 2012 fino a un massimo di 450 milioni (il 6% del capitale). Ma nel tempo, avvisa Via Nazionale, i flussi di dividendi saranno equivalenti. Prima infatti i partecipanti ricevevano cedole fino al 4% delle riserve (600 milioni di euro) e c'era ambiguità che potessero accampare diritti anche sulle attività pubbliche come il battere moneta e l'oro. Per lo Stato non ci sarà nè una spesa nè un ammanco. Le risorse che ogni anno la Banca retrocede all'Erario dagli utili (nel 2013 3,4 miliardi) saranno più o meno invariati.