L'amore, il basket, il tedesco La parabola di "Bisio" Benini

BERLINO (Germania) Da bandiera del Petrarca a playmaker della Liga regionale teutonica. È la parabola di Alvise Benini (26 anni), capitano di lungo corso del Petrarca fino alla scorsa stagione, trasferitosi in Germania per imparare il tedesco. Dopo la laurea in Economia delle imprese e dei mercati internazionali all'Università di Verona, lo scorso settembre Benini, detto "Bisio", ha infatti mollato il basket emigrando a Berlino per «studiare», dice, «la mentalità di un paese che, a prescindere dalla crisi mondiale, funziona». I 15 anni di pallacanestro al Petrarca e le due parentesi a Limena e Albignasego, però, non si dimenticano facilmente. Mentre frequenta un corso di tedesco, un giorno "Bisio" sente parlare di una squadra di basket: ad appena cinque minuti di strada a piedi dalla sua nuova casa, che condivide con la fidanzata Carlotta e la cagnolina Nikita nel quartiere residenziale di Moabit, gioca il Tiergarten International Sport Club 99 (Tisc). «Il coach si chiama Thomas Marogi», racconta Benini, «è stato lui a rispondere alla mia mail invitandomi a provare. Ho iniziato ad allenarmi a dicembre e a gennaio mi hanno tesserato. Ho debuttato domenica 16 febbraio: abbiamo affrontato una formazione di "vecchietti", che correvano come matti. Il livello della lega, però, è molto alto dal punto di vista fisico. Il gioco è più veloce, ma meno tattico rispetto a quello italiano». Il Tisc 99, che milita nelle categorie regionali, è una compagine internazionale di nome e di fatto. «I miei compagni di squadra sono quasi tutti nati in Germania da genitori d'origine francese, spagnola, turca, araba e africana», rivela Alvise, «Mi hanno accolto benissimo aiutandomi con la lingua. Qui, però, se non giochi nelle prime due divisioni, non prendi un euro. Ciononostante, ogni tre vie c'è un campetto da basket. Parecchi ragazzini, anche se fuori fa freddo, vanno sempre a giocare. Resterò almeno un anno, ma spero proprio di trovare un lavoro per stabilirmi a Berlino. L'unica cosa che mi manca, dopo la famiglia, sono Properzi, Carlotto, Buttinoni, coach Buffo e tutti gli amici del basket padovano». Mattia Rossetto