Fanghi sotto la Valdastico, 27 indagati

di Giorgio Cecchetti wVENEZIA Dal 2009 sarebbero stati sversati sotto il fondo stradale 155 mila 836 metri cubi di scorie e di rifiuti non bonificati e potenzialmente nocivi. Avrebbero riempito l'autostrada A31, Valdastico Sud, così almeno sostengono i consulenti del pubblico ministero veneziano Rita Ugolini, Paolo Rabitti e Gian Paolo Sommaruga, che hanno esaminato campioni dei lotti 4, 5 e 6, ovvero i tratti tra Montegaldella e Albettone, lo svincolo Albettone -Barbarano e il viadotto Bisatto, ma non è escluso che il fondo stradale di altri tratti delle nuova autostrada sia composto da rifiuti nocivi. Venerdì 31 gennaio il giudice veneziano Andrea Comez darà l'incarico a un chimico, un geologo e a un ingegnere edile di compiere una perizia e stabilire di cosa è fatto il fondo stradale. Gli indagati, che sono 27, potranno a loro volta nominare propri consulenti: sono accusati di aver organizzato una traffico illegale di rifiuti e di falso ideologico. Il nome che spicca è quello dell'ex presidente della Provincia di Vicenza di Forza Italia Attilio Schneck, allora presidente del Consiglio d'amministrazione dell'autostrada Brescia-Padova, oggi presidente della holding che controlla la Serenissima. Ma nella lunga lista spuntano i nomi di noti imprenditori veneti e non, come Antonio Beltrame, presidente delle omonime acciaierie vicentine, o quello del bresciano Ettore Lonati, anche lui titolare di acciaierie. Sì, perché sotto l'asfalto sarebbero finiti soprattutto scarti della lavorazione dell'acciaio. Tra gli indagati anche personaggi già finiti al centro delle cronache giudizarie. C'è, ad esempio, l'imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli, che tanti guai ha creato in Lombardia, sia in Consiglio sia in giunta regionale. Avrebbe pagato tangenti per la gestione della discarica Cappella Cantone a Cremona, un'indagine che ha provocato l'arresto del vice presidente del Consiglio lombardo e un avviso di garanzia al presidente della giunta Roberto Formigoni. Spunta anche il nome della Mestrinaro spa, azienda finita sotto sequestro lo scorso anno in un'indagine della Procura veneziana perché i titolari sono accusati di aver lastricato di rifiuti pericolosi, c'erano arsenico, nichel e cromo all'interno dei semilavorati in cemento, un'altra autostrada, il tratto della terza corsia dell'A4 tra Quarto d'Altino e San Donà, oltre a un grande parcheggio presso l'aeroporto di Tessera. Il pm veneziano Ugolini, che ha coordinato le indagini, chiedendo la perizia in incidente probatorio, ha rilevato che «a seguito dell'incarico conferito in forma collegiale ai consulenti sono emersi elementi che fanno ritenere fondata la denuncia presentata congiuntamente da Aiea (Associazione italiana esposti amianto) e da Medicina Democratica Vicenza, sicché si rende necessario esperire una consulenza tecnica di natura irripetibile limitatamente ai lotto in cui è stata suddivisa la costruzione dell'autostrada A31, tronco Vicenza-Rovigo». L'inchiesta partì nel 2011 grazie all'esposto delle due associazioni. Sul tavolo del magistrato ci sono anche le foto dei mezzi che spalmano il materiale sul manto stradale. Il problema sollevato dalle associazioni è principalmente quello dell'inquinamento della falde sottostanti i comuni tagliati dalla grande opera. Inquinamento aggravato nei periodi di pioggia intensa, riscontrato in più di un'occasione dai residenti e che può avere, in un arco di tempo relativamente lungo della vita umana, effetti altamente nocivi. «In questo esposto avevamo riposto la volontà di evidenziare il modo illecito di costruire. Noi non siamo contro le infrastrutture ma contro l'illegalità» ha ripetuto più volte Maria Grazia Rodeghiero per le due associazioni.