Centri smistamento Poste, sciopero della manutenzione

È durata poco meno di due ore la seduta di ieri del Consiglio regionale del Veneto. Fra l'altro l'assemblea regionale ha nominato nel collegio di nomina politica dei revisori dei conti del Consiglio Giampietro Marchese (che è del Pd, ma si è autosospeso dopo le notizie di un suo presunto coinvolgimento nell'inchiesta Baita-Mantovani). Il Consiglio regionale torna a riunirsi oggi alle 10.30 per la sessione dedicata al recepimento della normativa europea e alla gestione dei fondi comunitari, e domani: primo argomento in discussione dopodomani sarà la legge che regola il funzionamento e i bilanci dei gruppi consiliari. VENEZIA Sciopero a oltranza per i dipendenti della Stac (gruppo Selex-Finmeccanica), addetti alla manutenzione delle macchine presenti all'interno dei tre centri meccanizzati delle Poste (Cmp) di Padova, Venezia e Verona: la serrata è iniziata venerdì scorso e proseguirà finché non sarà chiaro il destino dei lavoratori che dal primo novembre dovrebbero essere assorbiti dall'azienda che si è aggiudicata il nuovo appalto per il servizio, la PH Facility. Dietro l'angolo i disagi: senza chi esegue la manutenzione e la riparazione dei macchinari, il rischio che si ingenerino ritardi nello smistamento della corrispondenza e della successiva consegna ai rispettivi uffici è più che concreto. In tutta Italia i dipendenti dell'azienda Stac sono 270, una trentina i veneti: tutti da venerdì a braccia incrociate. Secondo quando denunciano le organizzazioni sindacali sono 90 i lavoratori della società del gruppo Selex-Finmeccanica, tra cui quelli di Padova, che rischiano il posto di lavoro o, quanto meno, di essere penalizzati nel salario e nelle condizioni di lavoro dopo che l'appalto della manutenzione è passato dalla Stac alla PH Facility. Il contratto attuale, infatti, è quello dei metalmeccanici, ma nel subentro alla nuova ditta sarà trasformato in quello del settore terziario, trattandosi di una azienda di multiservizi: «Un cambiamento che non sarebbe affatto indolore per i lavoratori», spiegano i sindacati, «perché perderebbero gli scatti di anzianità, scenderebbero di categoria e di livelli retributivi. E sarebbero ancora i dipendenti fortunati, perché in molti rischiano il posto». «Al Cmp di Camin (Padova) siamo in undici a prestare servizio» sottolinea Franco Scarabottolo, iscritto alla Fiom Cgil, «ma il servizio tecnico che rendiamo è indispensabile per mantenere funzionante il sistema produttivo. Ogni piccolo intoppo causa rallentamenti alla catena di smistamento che interessa corrispondenza, lettere e raccomandate. Il nuovo contratto ci penalizzerà di 2-300 euro in busta paga e non è poco di questi tempi. Per alcuni di noi, poi, è già arrivata la richiesta di passaggio al part-time». La trattativa fra le parti è in corso ma i tempi per trovare una soluzione ormai stringono. «Lo sciopero non si ferma», dichiarano i lavoratori, «aspettiamo garanzie per il nostro futuro». Elena Livieri