Pmi, dipendenti stranieri "scalzati" dagli italiani

VENEZIA Un effetto collaterale della piena occupazione, si diceva fino a sei anni fa. E per rendersene conto bastava avvicinarsi a un cantiere: tutti, o quasi, operai extracomunitari o neo comunitari. Non che oggi non sia, in assoluto, più così, ma quel che emerge da un'indagine condotta da Panel Data per la Fondazione Moressa è che la crisi sta rimettendo in discussione anche la scarsa disponibilità dei lavoratori italiani a svolgere le mansioni meno qualificate. Lo dicono i titolari delle piccole e medie imprese nordestine che, interpellati su questo tema, rispetto al passato sostengono che se i propri collaboratori stranieri decidessero di abbandonare il loro posto di lavoro non avrebbero certo problemi a trovare manodopera disponibile tra le fila dei disoccupati italiani. A questo va aggiunto che nell'arco del primo semestre 2013 (rispetto al secondo semestre 2012) a Nordest la flessione dell'occupazione tra gli addetti stranieri è risultata (-1,5%) più marcata rispetto a quella riscontrata sul totale dei lavoratori (-1,2%). Pochi punti, si dirà, che segnano però una tendenza destinata a rafforzarsi. Le previsioni sul secondo semestre 2013 (sempre in relazione all'andamento dei primi sei mesi dell'anno) parlano, infatti, di una nuova frenata dell'occupazione tra gli stranieri (-0,8%) contro una lieve crescita (+0,5%) del totale degli addetti a Nordest. «La crisi che ha coinvolto il sistema della piccola impresa in Italia» osserva la Fondazione Leone Moressa «ha colpito e continuerà ancora a colpire la manodopera straniera, sebbene gli immigrati, soprattutto in alcuni settori, ricoprano mansioni dalla bassa qualifica. Proprio per il tipo di inquadramento contrattuale a tempo indeterminato con cui gli stranieri sono assunti, la piccola impresa può rappresentare un'opportunità di integrazione per il lavoratore immigrato. Gli imprenditori valutano positivamente il lavoro degli stranieri, anche per la loro professionalità e flessibilità, e non percepiscono in loro la volontà di lasciare l'Italia. Tuttavia, non è da escludere che la crisi possa riportare lavoratori italiani verso quei lavori, poco qualificati, da cui si erano allontanati». Dalle parole degli imprenditori emerge, quindi, come i lavoratori stranieri, che concentrano la loro presenza nell'edilizia e nella manifattura, non siano più così indispensabili per la piccola impresa nordestina. Matteo Marian @matteomarian ©RIPRODUZIONE RISERVATA