Rumeno si costituisce alla frontiera

di Cristina Genesin Si è costituito nelle mani dei carabinieri di Padova alla frontiera di Trieste nel tardo pomeriggio di ieri. Si chiama Cristian, è un ragazzo sui 25 anni e sarebbe stato alla guida del Suv Toyota Rav4 che, mercoledì scorso, ha investito e ucciso il pensionato Goffredo Macolino ai piedi del cavalcavia di Chiesanuova. Nella notte è stato a lungo interrogato dal pm Benedetto Roberti, impegnato a fare luce sulle responsabilità dell'incidente che poteva finire in una strage. La prudenza è d'obbligo: solo stamane, probabilmente, sarà possibile saperne di più sugli sviluppi dell'inchiesta. Appena 36 ore dopo la tragedia, era finito in manette Marius Valentin Bacnasu, rumeno di 35 anni con numerosi precedenti penali alle spalle. Bloccato in un appartamento in via Melette 3/a, aveva negato ogni responsabilità, ma gli indizi raccolti a suo carico erano pesanti. Sotto un tappetino all'interno dell'abitacolo della Toyota era stato trovato un cellulare con una sim card intestata a suo nome. Dopo il sequestro dell'auto, l'apparecchio aveva squillato diverse volte e le chiamate risultavano provenire dall'utenza di Luisa B., torinese e convivente di Bacnasu con residenza a Rivoli, in Piemonte. Inoltre chi si trovava in via Vicenza il pomeriggio dell'incidente, aveva raccontato di aver visto balzare fuori dalla Toyota un uomo somigliante a Bacnasu, vestito in jeans e maglia blu, ai piedi un paio di scarpe da ginnastica, la stessa tenuta con la quale il trentacinquenne era stato sorpreso dai carabinieri al momento del fermo. Già venerdì il principale sospettato era stato sottoposto a tampone salivare per verificare la corrispondenza del suo Dna con le tracce organiche individuate all'interno della Rav4 dal laboratorio scientifico dell'Arma. Tra queste, piccole macchie di sangue: il conducente si era leggermente ferito in seguito all'espulsione dell'airbag. Lunedì mattina Bacnasu è comparso davanti al gip Mariella Fino che ha convalidato il fermo e applicato una misura di custodia cautelare, contestando l'omicidio colposo con l'aggravante di aver commesso il fatto in violazione delle norme sulla disciplina stradale e la ricettazione del Suv. Di nuovo ha respinto ogni addebito Bacnasu, assistito dai suoi difensori, gli avvocati Davide Carbone e Davide Gianella. Di più: ha fatto nome e cognome di Cristian, raccontando che il connazionale era alla guida della Toyota. E che aveva la disponibilità del cellulare da lui stesso utilizzato: ecco perché la compagna lo aveva cercato su quell'utenza intestata al suo nominativo. Sempre secondo la versione fornita dal trentacinquenne, poco prima dell'incidente Bacnasu e Cristian avevano litigato. Tuttavia, al momento della tragedia, Bacnasu sarebbe stato in corso Milano. Soltanto dopo l'uccisione del pensionato avrebbe incontrato per l'ultima volta il compagno deciso a tornare nel paese d'origine. Lunedì pomeriggio il pm Roberti ha incaricato la biologa Luciana Caenazzo di esaminare i reperti organici raccolti dagli inquirenti nella macchina: Bacnasu si è sottoposto volontariamente al prelievo di sangue. Nel frattempo il magistrato ha attivato la polizia rumena per rintracciare Cristian, scappato nelle ore successive all'accaduto. Della fuga aveva riferito con insistenza Bacnasu, aggiungendo che non sarebbe certo rimasto a dormire nella casa di via Melette se fosse stato lui il pirata della strada. Quasi subito in Romania è cominciata la "caccia all'uomo" da parte delle forze di polizia locali su richiesta delle autorità italiane. È a quel punto che Cristian ha preferito consegnarsi alla frontiera piuttosto che essere arrestato dalla polizia rumena: alcuni connazionali lo avrebbero accompagnato al confine con Trieste. Il giovane farebbe parte della banda di ladri capeggiata da Bacnasu, in rapporti con uno dei rumeni coinvolti nell'inchiesta sul'omicidio di Alessandro Malvestio, il settantaduenne di Massanzago picchiato e ucciso nella sua casa il 20 gennaio 2011.