Il caso Schiavon in Parlamento Lunedì in Camera di commercio

La Camera di commercio affronterà il caso del suicidio di Giovanni Schiavon, l'imprenditore padovano titolare della Erostrade 90 di Vigonza, lunedì e martedì prossimi. Lunedì sono in programma la riunione della giunta camerale e a seguire del Consiglio generale. Per martedì, invece, è stato convocato il tavolo anti-crisi che all'ordine del giorno presenta la valutazione dell'impatto della manovra Monti nel 2012 sul sistema economico locale. «Ma ora il caso del suicidio ha riportato in primo piano il problema delle aziende in sofferenza che cercano aiuto - ha detto il presidente dell'ente camerale Roberto Furlan - aziende che sono monitorate costantemente anche attraverso i terminali dei Comuni. Commercianti e artigiani hanno presentato delle proposte interessanti che stiamo valutando con attenzione», ha aggiunto Furlan alludendo ai finanziamenti speciali sollecitati da Ascom e Cna. «Il suicidio di Schiavon ha dato però ora un'accelerazione ai nostri lavori e merita un segnale forte da parte nostra. Dovremo discutere anche con le banche le modalità di come poter attuare concretamente questi interventi». Torna al centro del dibattito, dunque, il nodo del credito. «Urge trovare strumenti per dare risposte adeguate - ha concluso il presidente Furlan -. Noi stanziamo già ogni anno, comunque, 1 milione di euro a sostegno dei nostri confidi che offrono garanzie aggiuntive alle imprese ». Il caso di Giovanni Schiavon è stato portato ieri anche in Parlamento. Paola Goisis, deputata del Carroccio, non ha esitato a definirlo un «suicidio coatto e di Stato», parlando alla Camera dei Deputati. Il senatore Maurizio Saia, del gruppo misto, invece, non ha votato in aula la modifica all'articolo 81 della Costituzione per fissare il «pareggio di bilancio» come cardine dello Stato. Filippo Ascierto, deputato Pdl, vuole «chiudere alcune banche». La Goisis ha chiesto e ottenuto un minuto di raccoglimento in ricordo di Schiavon, ma accendendo i toni della discussione. Si prendano le parole di Saia: «Sto seguendo un cliente, come consulente finanziario, che da 5 anni sta aspettando 7,5 milioni di euro dal ministero delle Attività Produttive – ha spiegato Saia –. E'è un imprenditore padovano e i soldi gli spettano: ma per spostare una carta impiegano sei mesi. Fortunatamente per lui, ha altre entrate, altrimenti sarebbe fallito non una, ma cento volte». Sotto accusa finiscono le norme sul pareggio di bilancio e sugli istituti bancari. «Il pareggio è un concetto sbagliato, dobbiamo avere il coraggio di dircelo – ricorda Saia – qualsiasi imprenditore, e anche lo Stato quindi, deve avere la possibilità di indebitarsi, leggi investire, per poi ottenere i risultati. Altrimenti blocchiamo l'economia e ci mettiamo a fare l'orto. Le banche, poi, hanno chiuso i rubinetti, nonostante siano state lautamente aiutate nei mesi scorsi. Invece devono dare il loro contributo». La Goisis ha snocciolato in aula una serie di episodi simili a quelli di Schiavon. «Non è un fatto isolato – afferma – lo Stato e le banche capestro mettono in queste condizioni i nostri imprenditori. Che per abitudine e orgoglio, piuttosto che mettere in cassa integrazione i propri operai, si tolgono la vita. Mica come al sud dove sanno bene come piangere e recuperare soldi su soldi dallo Stato». Il governo Monti viene bocciato sonoramente. «La manovra non fa altro che peggiorare la situazione per le nostre piccole e medie imprese. Fra l'altro quando sei in difficoltà, arriva la scure di Equitalia. Mentre a recuperare credito non ti dà una mano nessuno». Sul patto di stabilità interviene anche Ascierto. «Bisogna dare una deroga ai Comuni virtuosi, in modo che possano pagare subito, andando oltre al patto: i soldi ci sono, basta usarli». Ascierto poi attacca gli istituti di credito. «Bisogna chiudere quelle banche che uccidono le imprese e fanno lievitare la disoccupazione. Invece che investire i loro soldi a favore delle imprese, giocano con titoli di carta e azioni». Appello a Monti pure da parte di Simonetta Rubinato, onorevole del Partito democratico. «Confido che il premier Mario Monti si impegni in sede europea per concordare un piano straordinario, anche in deroga al patto di stabilità, per lo smaltimento dei crediti pregressi verso le imprese, come ho più volte proposto con emendamenti che sono stati, invece, sempre respinti dal precedente governo Berlusconi-Bossi». Enrico Albertini ©RIPRODUZIONE RISERVATA