«Scenderemo a 50 consiglieri»

VENEZIA. I 30 di Zaia resteranno la sua «piccola vendetta», rata e non consumata, un bastone da agitare all'occasione per ridurre a più miti consigli i riottosi, comunque un «pensiero stupendo» lontano dal numero che avremo: i consiglieri regionali sono 60 e, bene che vada, scenderanno a 48, diciamo 50 dalla prossima legislatura. Il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato si è incontrato ieri con l'omologo Luca Zaia della Giunta, entrambi d'accordo sulla necessità di tagliare ancora, indennità di carica e di funzione, diarie, consulenze, rimborsi spese, là e in ogni dove cresce il grasso.
Tagliare anche il numero degli eletti, va da sé. I due parigrado rispondono a logiche diverse (l'uno sente l'efficienza del governo, l'altro la necessità del controllo), entrambi tuttavia subiscono la stessa pressione di un'opinione pubblica che non sopporta più i ludi della politica nel momento in cui chiama la gente a tirare la cinghia a casa propria. «Penso che sia equa l'indicazione europea di un consigliere ogni centomila cittadini - spiega il presidente Ruffato - con questa proporzione il numero dei nostri rappresentanti si attesterebbe a 48-50, andare sotto vuol dire mandare in sofferenza la rappresentanza delle singole aree di cui e fatta una regione».
Alla ripresa di settembre partirà un comitato di presidenti regionali che avrà il compito di scrivere regole uguali per tutto il paese. «Il Molise ha 30 consiglieri su 30 mila abitanti, l'Umbria con una popolazione di appena 700 mila persone ne conta 40. Noi, con la Lombardia - prosegue Ruffato - siano la regione che più ha fatto sul piano del contenimento dei costi della politica: l'attività istituzionale del Veneto costa 10,67 euro per abitante ogni anno, appena sopra gli 8 della Lombardia, ben al di sotto dei 18,74 del Piemonte per non parlare dei 44,19 della Basilicata e i 35 della Sicilia».
Con la Lombardia, il Veneto è tra le regioni più virtuose: nel triennio 2009-2011 ha ridotto i costi dell'11,78% (la Lombardia del 9,03%) laddove altre, come l'Emilia, è salita del 2,4%, il Piemonte del 3,59%.
«Abbiamo tagliato il 20% delle indennità - continua Ruffato - legando l'indennizzo all'effettiva presenza del consigliere in aula. Prima, partecipasse ai lavori o meno, era pagato. Ridotto i vitalizi e i rimborsi, limato le consulenze. Taglieremo anche le indennità di funzione appannaggio dei presidenti di commissione. Ovvio che non posso dire ora di quanto, i risparmi vanno concordati con gli interessati nelle sedi istituzionali, ma già da metà settembre metteremo in azione la scure per ridurre ulteriormente i costi della politica regionale». Il 22 luglio scorso i presidenti regionali, a Pescare, hanno fissato una tabella di marcia. All'ordine del giorno il ricalcolo dei vitalizi e l'abolizione delle sovrapposizioni, la fissazione di un costo standard della politica regionale come si fa col federalismo, terzo l'omologazione delle indennità.