Tariffario per i compiti di greco e latino con 5 euro la sufficienza è garantita


Un vero e proprio tariffario per copiare le versioni di greco e latino durante i compiti in classe e garantirsi ottimi voti con facilità. Il costo era di 5 euro a brano, maggiorati a seconda del voto che si voleva prendere, con risultato garantito: traduzioni perfette scaricate da internet e inviate ai cellulari o fatte trovare nei bagni. Nel mercato delle versioni c'era chi voleva vendere a prezzi sleali in ribasso, ma prontamente bloccato dai manager del business. Il tutto concordato in modo palese via Facebook, dove si leggeva che la redistribuzione degli incassi sarebbe avvenuta in modo proporzionale ai ruoli investiti.
L'affare durava da diversi mesi ed è stato smascherato dagli insegnanti del liceo classico Tito Livio, dove si consumavano le transazioni. E' immaginabile che il giochetto abbia fruttato un bel po' di soldi, anche perché la fornitura di una versione tradotta sarebbe stata personale e non cedibile ad altri interessati se non corrisposta la somma. Funzionava molto semplicemente e con un'organizzazione impeccabile: appena l'insegnante dava il compito da fare in classe, qualcuno chiedeva di uscire dall'aula. Fuori c'erano i traduttori, per lo più studenti di classi superiori, pronti a mettere in azione i potenti mezzi tecnologici moderni per ottenere le versioni perfettamente tradotte in italiano. C'era anche chi le modificava ad hoc e chi le commentava. Bastava pagare, poi rientrare in classe e riportare in bella copia il tutto. Se si era fortunati a non esser beccati dai professori, con un semplice telefonino si riceveva tutto via sms senza nemmeno uscire. Da che mondo è mondo, non è una novità cercare di farsi passare un aiutino dai «secchioni» di turno, prassi ancora più agevole con le nuove tecnologie di oggi. Quello che in questa vicenda ha sconcertato però è che ci sia stato un corrispettivo in denaro per poter copiare. Immediati i provvedimenti del ginnasio, che ha fatto fioccare diverse sospensioni agli studenti coinvolti nel traffico.
Parallelamente sono spariti su Facebook profili e messaggi, probabilmente a seguito dell'intervento della polizia postale. Sono stati puniti, in misure differenziate, sia chi copiava e pagava, sia coloro che fornivano le versioni in cambio di soldi. Per un ragazzo è scattato l'allontanamento dalle lezioni di due giorni e per altri quattro la sospensione di cinque giorni: il primo giorno a casa a riflettere sull'accaduto e i rimanenti, a discrezione: o a casa o continuando ad assistere alle lezioni con l'obbligo di svolgere al pomeriggio lavori socialmente utili per la scuola, ovvero le pulizie delle aule o dei cortili. Un sesto studente invece ha ricevuto una punizione esemplare: la sospensione per dieci giorni, che in sostanza non lo farà più tornare tra i banchi di scuola prima della fine dell'anno scolastico. Provvedimento che la famiglia del giovane sta valutando di impugnare, perché ritenuto spropositato in relazione a fatti di cui il ragazzo si dichiara estraneo.
«Da tempo segnalavamo questa situazione viziata - sostiene una rappresentante di classe dei genitori - Finalmente è venuta a galla. E' inaudito che si arrivi a chiedere soldi per guadagnarsi un bel voto. Ci stupiscono le misure cosi diverse adottate: 10 giorni a un ragazzo che non è stato creduto quando dichiarava di non saperne nulla. Per contro, solo 5 giorni a chi ha lucrato alle spalle dei compagni e si è fatto poi beffa di tutti sul network vantandosi di godere le 'ferie anticipate" alla faccia di chi invece andava a scuola. E ci chiediamo che valutazione verrà data alla classe ora».
Sul caso, il liceo mantiene il massimo riserbo. «Non confermo, né smentisco - taglia corto la preside Daria Zangirolami - Se sono state adottate delle misure nei confronti di qualcuno si tratta di provvedimenti interni, che rientrano nella sfera della riservatezza. Tutto è sotto controllo».

Paola Pilotto