Le confessioni di Paola Pezzo «Io, famosa per il decolté...»


Paola Pezzo, la biker che ha fatto perdere la testa a milioni di telespettatori per la scollatura mostrata sul traguardo della gara di mountain bike dei Giochi di Atlanta'96, ha compiuto 40 anni. Dopo due ori olimpici, due titoli mondiali, una coppa del Mondo e tre titoli d'Europa, la ciclista di Bosco Chiesanuova (Verona) smentisce la notizia di un suo imminente ritorno in sella. La donna d'oro della mountain bike azzurra è felicemente accompagnata con l'ex velocista Paolo Rosola ed è mamma di due bimbi (Kevin di 6 anni e Patrick di 1).
L'abbiamo incontrata alla manifestazione «Piovese dell'anno».
«La voglia di fare sport è sempre tanta, recentemente ho corso a piedi una mezza maratona, è stata una faticaccia», racconta la ciclista che vive a Garda. Ancor oggi in tanti ricordano quel decolté profondo sul traguardo di Atlanta che arrivava a mostrare il reggiseno. Dal punto di vista del successo quanto le rese quel gesto? «Ricordo che era una giornata caldissima e che mi slacciai la zip della maglia per respirare meglio. Fu un gesto istintivo. Poi mi arrabbiai molto, preferivo essere complimentata per la medaglia d'oro olimpica e non per aver mostrato un po' di seno. Però devo essere sincera, divenni famosa per quell'immagine».
Com'è arrivata alla mountain bike lei figlia di un muratore?
A 10 anni mamma mi portò dal medico perché mangiavo poco ed ero magra. Il medico mi consigliò di fare sport e vista la possibilità che mi veniva offerta dalla zona in cui abitavo decisi di iniziare con lo sci di fondo dove ottenni buoni risultati. A 18 anni lavoravo in fabbrica e mi fu regalata una mountain bike. Incomincia ad allenarmi, ad imparare la tecnica della discesa. Alternavo le uscite in bici al lavoro come portalettere stagionale alle Poste. Quando sono arrivati i primi risultati mi resi conto di avere delle potenzialità e decisi di praticare il ciclismo come professione.
La mountain bike è più da uomini che da donne, lei detiene ancora oggi dei record che nemmeno i suoi colleghi maschi sono riusciti a battere. Come lo spiega?
Sono fortunata, ho un fisico adatto a questa pratica sportiva. Ho vinto tutto quello che c'era da vincere, mi ha reso famosa e mi ha permesso anche di guadagnare bene. Se devo essere sincera anche grazie a quell'immagine di Atlanta'96.
C'è un sogno che non è riuscita a realizzare?
No, ho vinto due medaglie d'oro olimpiche e poi ne sono arrivate altre due di ancora più preziose che sono i miei figli Kevin e Patrick.
Come spiega che nonostante la grande notorietà che ha avuto la mountain bike grazie alle sue vittorie, in Italia non sia ancora nata una nuova Paola Pezzo?
E' uno sport duro che richiede un grosso impegno fisico. Le ragazze di oggi non hanno voglia di fare fatica».
Tornando a quel decolté che le ha dato la possibilità di firmare una linea di abbigliamento, oggi oltre alla mamma la più grande biker italiana di sempre che fa?
Gestisco con il mio compagno Paolo due negozi di articoli sportivi. Di tempo per fare sport ne resta poco anche se la voglia di salire in bici o andare sugli sci è sempre tanta.

Gianni Biasetto