L'ideale di bellezza femminile nella Maddalena di Canova


L'occasione per onorare Antonio Canova (Possagno, 1757 - Venezia, 1822), celebre cultore della bellezza femminile - appena ricorsi i 250 anni dalla nascita -, ci viene offerta dalla presentazione al pubblico del restauro del gesso della Maddalena penitente, modello della statua canoviana oggi custodita al Museo di Sant'Agostino a Genova. Tale restauro è stato reso possibile grazie al finanziamento di Impredcost s.r.l. di Napoli.
Nella mostra «Canova e la bellezza femminile nell'ideale neoclassico» (Palazzo Zuckermann, fino al 26 aprile, orario 10-19 da martedi a domenica) accanto alla Maddalena vi sono altri pregevoli testimonianze neoclassiche. Il successo dell'arte neoclassica presso i contemporanei è testimoniato a Padova dal fiorire di raccolte di gessi nelle case di prestigiosi collezionisti, grazie alla pratica della derivazione del calco in gesso dall'opera in marmo.
Le raccolte dei Musei Civici di Padova possiedono cinque originali canoviani tra cui il gesso della Maddalena custodito presso il Museo d'Arte. L'opera proviene dalla collezione Piazza, acquistata dal Comune nel 1856. L'illustre notaio e avvocato padovano la conservava su una base dipinta di bianco a forma di colonna scanalata nella sala da pranzo della sua residenza presso i giardini di Vanzo. L'originale venne realizzato da Canova nel 1796 per monsignor Priuli. Gli studi preparatori relativi al pezzo genovese risalgono al 1793-1794. All'epoca della Maddalena penitente, di cui si conservano due bozzetti, l'artista era all'apice della carriera. Il bozzetto in creta (Venezia, Museo Correr) raffigura Maddalena accovacciata, con il capo reclinato, le mani giunte in preghiera e le gambe coperte; quello in terracotta (Bassano, Museo Civico) presenta le braccia aperte in avanti nell'atto di reggere la croce e l'attributo del teschio a sinistra appoggiato sulla rupe, varianti che lo avvicinano al nostro gesso. In quest'ultimo, strettamente corrispondente all'originale salvo che per la disposizione delle dita, la Maddalena è avvolta da un panno sostenuto da un umile cordone, mentre i capelli fluenti si dispiegano sulla nuda schiena. Il gesso, dall'andamento fluente che accompagna l'ondeggiare in avanti del corpo, è caratterizzato da compostezza formale e da un ritmo compositivo essenziale. La figura inginocchiata della Maddalena è come di consuetudine rappresentata ignuda con i lunghi capelli sciolti che le ricoprono appena il seno mettendo in luce il sensuale modellato delle spalle. Tra le mani tiene il crocefisso appoggiato al teschio - variante del vasetto per l'unguento -, simbolo dell'imminente morte. La languida sensualità delle carni, in molle e stanco abbandono, è esaltata dalla vibrazione della luce, sapientemente orchestrata sulle nude forme, dal preziosismo della 'pelle" del gesso sulla superficie, cosi come dalla resa di dettagli: le lunghe ciocche dei capelli minutamente incisi sul capo e il motivo del panneggio lungo i fianchi. L'accorato patetismo dell'espressione evidenzia il volto segnato da lacrime sconsolate di dolore «che dir potreste lo stesso dolore divenuto in essa una parte della bellezza», «quasi una Venere fattasi cristianamente eremita per un sofferto e perduto amore». La Maddalena riunisce in sé l'amore, la sensualità, il peccato, rivelando una doppia natura, terrena e ascetica, materiale e spirituale. Essa incarna la donna amante, sorella e sposa.

Franca Pellegrini