Kim Arcalli a trent'anni dalla morte

Poco più di trent'anni fa moriva Kim Arcalli, sceneggiatore e montatore di un'importante stagione del cinema italiano, con Antonioni e Bertolucci, Tinto Brass e Liliana Cavani e molti altri. Il Comune di Venezia gli dedicherà presto una rassegna all'apertura della casa del cinema a palazzo Mocenigo. Oggi intanto la Mostra, con il Comune e il Sindacato Critici, alle 16 in sala Perla, dedicherà un ricordo ad Arcalli, con una tavola rotonda alla presenza del direttore Müller, del presidente del Sncci Bruno Torri, e dei critici Roberto Ellero, Marco Giusti ed Enrico Ghezzi, di Giulio Questi regista di Arcana, che Arcalli monta nel '72. E intanto Marsilio ripubblica l'introvabile Kim Arcalli. Montare il cinema a cura di Giusti & Ghezzi, mentre la rivista «Cinecritica», organo del Sncci, gli dedica un saggio di Giuseppe Ghigi, pubblicando l'inedito, Il topo nella chitarra, che Kim aveva pensato per i Rolling Stones e poi per i Rokes. Franco Arcalli (all'anagrafe era Orcalli) nasce a Roma nel '29 da padre anarchico finito nel Tevere nel '33 quando i fascisti lo pestano a morte. Approda a Venezia grazie a uno zio comunista che lo avvia alla lotta partigiana, quando diventa Kim, autore di un celebre attentato a Ca' Giustinian e poi tra gli interpreti della celebre beffa del Goldoni, quando lui e altri interruppero uno spettacolo a teatro a pochi giorni dalla Liberazione, invitando i veneziani a insorgere. Finita la guerra diventa operaio a Marghera, ma il cinema lo affascina, come il jazz e la musica: frequenta Nono e Vedova. Il suo esordio al cinema avviene con Brass, Chi lavora è perduto, in cui è sceneggiatore e interprete nel ruolo chiave di un ex partigiano in manicomio. Da quel momento la sua azione mista, tra scrittura preventiva e montaggio successivo, firmerà Novecento e Ultimo Tango a Parigi, Professione reporter e Il conformista. (mi.go.)