L'ASSALTO AL TRENO Quando la mala era targata «Brenta»

E' il pomeriggio di giovedi 13 dicembre 1990. Il giorno prima i carabinieri avevano sferrato un duro colpo alla malavita veneta arrestando 35 persone per traffico di droga legato con la mafia di Palermo. Ma la malavita reagisce subito. «Battaglia sul treno d'oro: bombe e raffiche di mitra», titolerà il nostro giornale. Un commando di banditi blocca il treno Venezia-Milano all'altezza di Vigonza. E' un treno con molti passeggeri e un vagone che trasporta valori, gioielli, oro e i sacchi della Banca d'Italia. «Scendete giù che facciamo saltare il treno», gridano i banditi ai passeggeri utilizzando un megafono. Fra di loro parlano in dialetto. Per aprire il vagone postale ci sono volute due cariche esplosive. La banda, che era divisa un po' sui binari e un po' dentro il treno, spara con i mitra. Lo scoppio del vagone investe anche un altro treno che procedeva in senso inverso sull'altro binario. Una studentessa di Conegliano Veneto, Cristina Pavesi, muore. Ci saranno una quindicina di feriti. E' un'azione violenta, messa a punto dalla malavita della Riviera del Brenta e non dalle Brigate Rosse, come certa stampa nazionale scriverà come suggestiva ipotesi. E la malavita della Riviera del Brenta, in quegli anni, voleva dire ancora Felice Maniero. A Padova arrivano da Roma gli «007» per seguire le indagini. «Il Veneto come il Texas» scriverà in prima pagina Ferdinando Camon. Scatterà nei giorni a seguire una gigantesca caccia all'uomo, con molte perquisizioni e molti fermi. Con l'arresto di Maniero anche la malavita del Brenta fu pian piano smantellata.
Una curiosità, legata al nostro concorso: proprio oggi, il giorno in cui ci occupiamo di questa vicenda di sangue, è arrivato il primo voto per questa prima pagina che era rimasta l'unica a non aver mai ricevuto preferenze.