Parrocchie e dialogo religioso una nuova frontiera per il clero

Imperativo, cambiare. La parrocchia deve mutare per riuscire a restare se stessa, per continuare a rappresentare un punto di riferimento per i cattolici nonostante il calo delle vocazioni, la società che cambia, le diverse confessioni e religioni che destabilizzano i fedeli, la secolarizzazione della Chiesa. La nuova sfida per il clero padovano è ridefinire le forme istituzionali di espressione della fede cristiana in rapporto alla società. La giornata di studio tenuta ieri alla Facoltà teologica da Jean Marie Donegani, docente di sociologia religiosa all'Università Cattolica di Parigi, è stata l'occasione per fare il punto della situazione nelle parrocchie padovane, immerse in un nuovo mondo che cambia volto e colore. «La presenza musulmana è ancora limitata all'interno delle parrocchie. I cattolici padovani entrano più facilmente in contatto con altre realtà religiose, cui non si sono ancora pienamente adeguati. Iniziamo con l'imparare ad accogliere le altre confessioni cristiane prima di affrontare la questione islamica, affrontata spesso in modo demagogico», sottolinea don Giampietro Ziviani, docente della Facoltà teologica. Il professore ammette che il rapporto con le altre confessioni viene vissuto in modo diverso da comunità a comunità.
Però non è stata raggiunta ancora l'integrazione fra fedi diverse: «Celebrazioni in lingue differenti non sono sinonimo di integrazione, ma di accoglienza. E' un primo passo, ma la strada è ancora lunga». L'emergere della comunità ortodossa, cinese e di forme diverse di espressione del cattolicesimo, costringono al confronto, che rischia però di trasformarsi in un arroccamento sterile nelle proprie posizioni. «Ma non c'è solo l'integrazione tra le priorità della parrocchia, c'è il bisogno urgente di tornare tra la gente e di interpretarne i bisogni: per questo la Chiesa deve tornare nel territorio. A fianco dei giovani, degli anziani, dei diversi e degli emarginati». (Fabiana Pesci)