Un colpo in testa, poi le bombe


di Patrizia Rossetti
SAONARA. Al di fuori di Saonara quasi nessuno conosce questa storia. E' la storia di uno dei tanti eccidi nazisti «dimenticati»: quarantaquattro vittime innocenti, cadute il 28 aprile del 1945. Alcune sono state falciate a raffiche di mitra durante un rastrellamento.
La maggior parte trucidate con un colpo di pistola alla tempia, e infine dilaniate dalle bombe a mano. Tra di loro, un bambino di cinque anni. Quell'anno San Marco cade di mercoledi: ma a far festa non pensa nessuno. Nelle strade e nelle campagne sfilano i soldati tedeschi in ritirata, spesso laceri e stremati, qualche volta arroganti e violenti. Cibo, vestiti e vino ora li chiedono, più spesso li pretendono, alle volte li rubano: ogni tanto spunta fuori un coltello, tossisce qualche mitra. Meglio assecondarli, pensa la gente, e nascondersi, se si può. Se ne andranno una buona volta, e ci lasceranno in pace. Non sarà cosi. Sono le 4 del mattino del 28 aprile: al portone di villa Bauce, dove da alcuni mesi sta acquartierato un piccolo gruppo di soldati, si presentano circa 500 SS. La guerra ha raccolto nella grande casa tutta la famiglia Bauce: padre, madre e undici figli, con le rispettive famiglie. Fra di loro c'è Teresa, nata Pieropan, che ha sposato Angelo Bauce. E' lei oggi a rievocare le scene di quella tragedia. Seduta nel salotto della casa di Padova, dove vive da ormai mezzo secolo, la signora Teresa appare assai più giovane dei suoi 82 anni. Da lei ricordi e parole si dipanano con dolcezza e semplicità: le somigliano. «Da tanti mesi avevamo in casa i tedeschi - inizia la signora Teresa - Me li ricordo gentili con noi: certo, mandarli via non potevamo. Io vivevo tutto con l'incoscienza dei miei 19 anni: e guai se non fosse stato cosi. Avevo una bambina di un anno e mezzo ed ero incinta di sette mesi». Poche ore più tardi una trentina di partigiani di Camin bussa al portone di un'altra grande dimora poco distante, villa Pimpinato, dove si è fermato un secondo gruppo di tedeschi. Vogliono la resa, vogliono le armi: i tedeschi fingono di accettare, e intanto inviano una staffetta alle SS di villa Bauce. Insospettiti, alcuni partigiani fanno irruzione nel cortile, sparano, feriscono tre soldati. E' sufficiente per scatenare la ferocia nazista. Alcuni militari fanno prigionieri tutti coloro che si trovano all'interno della villa; altri escono e iniziano un terribile rastrellamento. In via XI Febbraio, al centro di Villatora, uccidono senza pietà tutti coloro che incontrano per strada o che escono di casa: nove persone. Compreso Agostino Rigato, 5 anni, in braccio al padre Riccardo. In via Mazzini sequestrano altri nove uomini, che assieme ai prigionieri di casa Pimpinato vengono trasportati a villa Bauce, e ammassati sotto il portico. E' quasi sera. Il comandante tedesco pronuncia la sentenza: esecuzione immediata. Tra i prigionieri il generale dei carabinieri Giuseppe Dezio offre la sua vita per tutti. Sarà il primo a cadere, fulminato da un colpo alla testa. Teresa Bauce vede tutto da una finestra della sua stanza; i tedeschi hanno rinchiuso la famiglia in casa. «Li portavano via tre alla volta - racconta - ricordo perfettamente le urla e gli spari. Ma il giorno dopo è stato ancora più tremendo. Ho sempre davanti agli occhi la disperazione dei parenti, e l'immagine di un carro pieno di cadaveri: si vedevano solo braccia alzate». Rabbrividisce, e tace. Continuare a ricordare tutto questo? La risposta è si, senza esitazione: «E' giusto che i nostri ragazzi sappiano - afferma decisa - E ancora oggi mi chiedo perché al di fuori del paese non se ne sia mai parlato, perché i nostri morti siano stati ignorati».