Dal velodromo di Padova parti la maxinchiesta sul doping


PADOVA.Il primo agosto del 2001 la nazionale italiana di ciclismo partecipa ad un meeting al velodromo di Padova: qualche atleta si sbilancia troppo nel raccontare l'uso improprio di farmaci dopanti e viene intercettato dalla guardia di finanza. Il blitz scatta la stessa sera quando le auto dei ciclisti vengono bloccate a Tubre (Bolzano) al confine con l'Austria. Nei borsoni spuntano delle fiale di Gh, un ormone proibito. E' da qui che scatta l'inchiesta sul doping che coinvolge il Giro d'Italia del 2001.
Ieri nella sede staccata di Este del tribunale di Padova si è svolta un udienza che vede a giudizio sei imputati. Il dottor Enrico Lazzaro medico di Abano Terme (al quale si rivolgevano anche diversi big delle due ruote), il farmacista di Abano Carlo Pedrina e i ciclisti professionisti Alberto Ongarato di Padova, Michele Gobbi di Costabissara (Vi) Riccardo Bazzan di Vescovana (Pd), e il direttore sportivo di un team, Fausto Boreggio di Rovigo.
Lazzari e Pedrina sono accusati di concorso nell'esercizio abusivo della professione di farmacista. Il primo avrebbe distribuito farmaci proibiti agli atleti, alcuni dovevano correre nel giro d'Italia, dopo averli ricevuti da Pedrina. Tra le imputazioni ai due professionisti c'è pure quella di somministrazione di medicinali in modo pericoloso. A Lazzaro è anche contestata la vendita di eritropoietina, medicinale di esclusiva circolazione ospedaliera. Bazzan, Gobbi e Ongarato sono solo alcuni dei ciclisti che avrebbero comperato i farmaci dopanti. Per Boreggio l'accusa è di aver steso un certificato medico falso per attestare un mal di denti di un ciclista della sua squadra che cosi assumeva lidocaina, un principio attivo dopante.
Intercettazioni ambientali.Le sorti di questo processo saranno decise in buona parte dall'utilizzabilità di 24 videocassette, comprese di effetto audio, che riprendono i clienti che arrivano nello studio di Lazzaro e momenti di diverse gare. Sono già stati realizzati dei cd definiti «molto interessanti» per provare le accuse. La radio sempre accesa nello studio medico ha pregiudicato in buona parte le registrazioni audio. Si deciderà in merito a queste intercettazioni all'udienza interlocutoria dell'11 gennaio 2005.
Il testimone chiave.Il teste più importante sentito ieri in tribunale dal giudice Alessandro Rizzieri e senza dubbio Luigino Lambranzi, sottufficiale della guardia di fianza di Padova. «Lo studio di Lazzaro era leggermente sotto il piano stradale, i cellulari non ricevevano segnale e lui veniva avvisato da alcuni nostri colleghi delle indagini che lo riguardavano - ha detto in aula Lambranzi - e quindi non usava il telefono. L'unico rimedio era quindi installare delle telecamere. Sul medico è partita anche un'indagine fiscale. Nel novembre 2001 abbiamo perquisito la casa di Ongarato, abbiamo trovato dei flaconi di Dea e della corteccia surrenale oltre ad una piccola quantità di hashish. In seguito la ditta che produce il Kryptocur, un dopante, ci confermò di averne vendute 4 scatole alla farmacia di Pedrina».
L'ex campione di Triathlon.Nicola Carpanese, 36 anni di Padova è stato sentito come teste, ha già patteggiato la pena. «Ho conosciuto Lazzaro nel 1999 - ha raccontato - che mi ha informato che alcune sostanze migliorano le prestazioni atletiche, tra queste l'epo, il testosterone e il gh. Acquistai l'Andriol, un farmaco a base di testosterone in una farmacia di Abano, la ricetta la scrisse Lazzaro. Per trovare l'epo mi sono arrangiato da solo, non me lo diede Lazzaro».
Le fasi dell'inchiesta.Durante le indagini si sparge una voce che si accerterà essere falsa: alla guardia di finanza di Padova che sta indagando sono arrivati 60 milioni di lire e alcune biciclette in regalo per insabbiare il tutto. Si decide di affidare l'inchiesta al Goa della Gdf di Venezia. Dopo alcuni mesi l'allora pm Paola Cameran riconsegna l'inchiesta alla Finanza padovana. Quest'ultima in un preciso momento scopre che sugli stessi fatti indaga anche il Nas di Treviso. Ieri sono stati sentiti anche un secondo teste, un medico e un consulente. Il 15 febbraio 2005 il processo continua, saranno sentiti altri testi e consulenti.

Carlo Bellotto