Ferrini e Picchi, quelle morti sospette

MILANO. Armando Picchi, capitano dell'Inter di Herrera e Giorgio Ferrini del Torino: due campioni del «calcio delle bandiere» morti prematuramente e in circostanze ancora tutte da chiarire. E da parte dei parenti dei due grandi calciatori avanza con forza l'ipotesi del doping. Al punto che alcuni di loro sono pronti a mettersi a disposizione del pm di Torino Guariniello per far chiarezza su queste morti bianche del calcio anni'70. A riaprire il caso un dossier del quotidiano Avvenire, in edicola oggi, dal titolo le «Morti Bianche del calcio». Ad oltre 30 anni si riapre il caso con due interviste inedite.
Il dossier getta dubbi sulle reali cause della morte dei due atleti. A parlare sono il fratello di Armando Picchi, il dottor Leo Picchi e la vedova di Giorgio Ferrini, Mariuccia.
Il grande rimpianto del fratello di Picchi, Leo, è quello di un infortunio che il capitano nerazzurro subi a Sofia in un incontro con la Nazionale «non curato adeguatamente», con una strana permanenza nell'ospedale della capitale bulgara. «Non ho mai capito perchè lo lasciarono laggiù da solo» - continua Leo Picchi. Il calvario di Armando forse cominciò da li, poi subentrò la malattia.
«Quelle strane metastasi, i nostri cugini che studiavano medicina in America ci dissero che non erano possibili su quel fisico d'atleta allenato e per di più giovane come era l'Armando». E Armando Picchi mori giovane, nel 1971 a soli 36 anni, come molti altri suoi colleghi la cui fine lascia aperte molte perplessità. «Oggi - continua Leo Picchi - non mi stupisco quando sento che ci possono essere relazioni tra la morte di un calciatore e gli infortuni derivati dall'attività agonistica. Non credo però che Guariniello sia mai arrivato alle cartelle cliniche di Armando, ma ritengo che il suo caso possa rientrare nel fascicolo delle morti sospette del calcio. Quel calcio, che ad Armando ha dato tutto....Forse anche la morte».
Ma nel fascicolo delle morti sospette del calcio custodito dal pm di Torino, Raffaele Guariniello, non figura nemmeno il caso-Ferrini: il giocatore del Torino morto anche lui a 37 anni. E anche nel suo caso i dubbi sulle reali cause della morte sono ancora ben vivi, soprattutto nella mente e nei ricordi di sua moglie, Mariuccia. Giorgio Ferrini, giocatore del Torino, si è infatti spento nel 1975 in seguito a un'aneurisma accaduto a distanza di pochi anni da uno strano episodio che la moglie ricorda perfettamente. «Giorgio aveva avuto dei problemi al pube quando giocava ancora nel Toro e un lunedi mattina andò al Filadelfia per farsi fare un'iniezione dal massaggiatore Colla - racconta la moglie sulle pagine del dossier di Avvenire -. Lo aspettavo per l'ora di pranzo ma non tornava... Quando nel pomeriggio tornò a casa, era bianco come un lenzuolo in faccia e mi disse: Mariuccia avevo la testa che mi scoppiava e c'è stato un momento che ho sentito di morire». E da quel giorno la vita di Ferrini non è stata più la stessa, come ricorda Mariuccia. Appena appese le scarpe al chiodo, per sedersi sulla panchina della squadra in cui aveva militato per anni, la fine sopraggiunse in seguito a un doppio aneurisma. «Ho sempre collegato la sua morte a quell'episodio della puntura - dice Mariuccia -, ma non sono mai andata a scomodare nessuno. Quando ho sentito dell'inchiesta del giudice Guariniello mi era passato anche per la mente di informarlo, poi ho pensato: magari ci penserà lui a chiamarmi. Ma non credo che si sia mai interessato al caso di Giorgio. Forse, magari perchè è della Juve...Scherzo...».