in quartiere san giovanni
Simona Bombonato / ivreaLa fase 1 del percorso di superamento del campo sinti di Ivrea è alle battute finali e consegna al Comune una fotografia molto diversa da quella di partenza. La mappatura sociale e abitativa, condotta dalla cooperativa San Donato nell'ambito del modello Ma.Rea (Mappare e realizzare comunità) indicato dall'Associazione 21 Luglio, ridisegna infatti numeri e profilo della macroarea di strada Cascina Forneris-via della Fornace, in zona San Giovanni, uno degli insediamenti sinti più antichi del Piemonte. «Pensavamo di partire con 78-80 persone, invece ci andremo ad assestare intorno a una cinquantina, non di più», spiega l'assessora ai Servizi sociali Gabriella Colosso, che parla di 43 persone già censite e di «un lavoro di "pulizia" sull'anagrafe, perché alcune famiglie risultavano residenti ma non vivevano più nel campo». Un dato che conferma anche il sindaco Matteo Chiantore: «Ci sono una quarantina di residenti effettivi: il campo è più piccolo di quello che si pensava». la scoperta dei serviziLa mappatura ha riguardato abitazioni, nuclei, minori e rapporti con i servizi. Nel campo vivono diversi bambini e ragazzi, «una decina-quindicina, tutti iscritti a scuola», ricorda Colosso, che rivendica il lavoro fatto in questi anni per accompagnarli fino alle medie, anche con doposcuola e centro di aggregazione. Ma la vera svolta, per amministrazione e operatori, è l'avvicinamento delle famiglie ai servizi sociali e fiscali: «Gli educatori hanno accompagnato al Caf quattro-cinque famiglie che non ci erano mai andate spiegando cosa sono Isee, assegni familiari, opportunità legate al lavoro». Un passaggio che, secondo Chiantore, sta cambiando anche lo sguardo sul Comune: «Cominciano ad accorgersi che connettersi col mondo significa avere dei benefici: qualcuno ha iniziato a ricevere assegni familiari che non aveva mai percepito. Vedono un ritorno concreto dell'aver collaborato con l'ente pubblico». già tre nuclei alle graduatorie atcSul fronte casa, il percorso è tracciato: «Tre nuclei familiari sono stati convinti e accompagnati a iscriversi alle graduatorie Atc di Burolo e Strambino» rivela il sindaco. Colosso aggiunge che «una famiglia è disposta anche a mettere qualche soldino per affittare un appartamento, ma ha paura che qualcuno dica di no sapendo che arriva da un campo nomadi». Il percorso, però, non si esaurisce nei numeri. La determinazione comunale ha affidato alla San Donato tre mesi di lavoro, per 10mila euro, per chiudere la mappatura e consolidare la relazione con il campo. L'Associazione 21 Luglio fa da guida metodologica: il modello Ma.Rea prevede una seconda fase di accompagnamento all'autonomia (lavoro, servizi, casa) e poi un passaggio chiave, la fissazione di una data per il superamento del campo. «tra il 2027 e il 2028»«La fase due partirà in autunno - spiega Colosso - e sarà centrata sull'accompagnamento: graduatorie Atc, ricerca di alloggi, sostegno nell'uso dei servizi. Poi ci sarà un momento in cui si dirà: nell'anno tale il campo verrà superato». Chiantore, senza nascondere le difficoltà, guarda già all'orizzonte: «Gli esperti confidano che tra il 2027 e il 2028 si possa concludere il percorso di superamento», ma sarà una chiusura "per accompagnamento", non uno sgombero. «Il tema è reinserirli nella cittadinanza comune, abbattendo il muro che separa la macroarea dal resto di Ivrea». Un obiettivo che passa anche dal cambio di sguardo reciproco, dice Colosso: «Per anni nessuno era mai entrato davvero nel campo. Quando ci hanno conosciuto hanno detto: "Grazie, siete i primi che arrivate"». Resta la consapevolezza che qui non si gioca una partita semplice: «Dove ci porterà questo percorso lo vedremo - conclude l'assessora -. Sappiamo però che non possiamo più limitarci a gestire un'anomalia, dobbiamo costruire un pezzo di città».la villa abusiva e maggioUn discorso separato riguarda la villa abusiva balzata agli onori delle cronache l'anno scorso per una doppia aggressione a una giornalista Mediaset. Il sindaco conferma che sulla vicenda è in corso un ricorso da parte degli occupanti, mentre Palazzo civico si è già costituito in giudizio e si prepara ai prossimi passaggi. «La linea dell'amministrazione è quella di andare avanti. Se dall'incontro chiesto dagli interessati a inizio maggio non emergeranno segnali concreti sulla ricerca di una sistemazione alternativa, il Comune avvierà la ricerca di una ditta per eseguire l'abbattimento e, parallelamente, proverà a individuare una possibile soluzione abitativa per evitare di lasciare le persone senza un alloggio». La vicenda si trascina da decenni. Il terreno privato al confine con il campo, in zona via Casale, sarebbe stato occupato a partire dagli anni Novanta e interessato da edificazioni realizzate senza autorizzazioni. Dal 2005 esiste una sentenza del Tar che impone al Comune di procedere con la demolizione dei fabbricati abusivi, ma l'ordinanza non è mai stata eseguita anche per la presenza di minori all'interno. Sviluppi, forse, se ne avranno dall'incontro tra gli occupanti della villa e il sindaco in agenda entro la prima metà di maggio. --