Al Boaro il primo film del regista Gaglianone

IVREA Appuntamento d'eccezione, lunedì 27, alle 21, al Cinema Splendor Boaro (ingresso, 6 euro), dove si terrà la proiezione del film I nostri anni, opera prima, nel 2000, di Daniele Gaglianone, nella versione restaurata di recente, a cura del Museo nazionale del Cinema grazie al progetto A Season of Classic Films, iniziativa dell'Ace-Association des Cinémathèques Européennes, sostenuta dal programma MediaEu Creative Europe. Si tratta di un film, interamente girato in Valchiusella, sulla Resistenza e sulla memoria della lotta partigiana, che si basa su uno snodo morale cruciale a distanza di cinquant'anni dai fatti, sui sentimenti dei reduci nei confronti degli aguzzini fascisti. È la storia di Alberto e Natalino, due anziani che hanno partecipato alla Resistenza come partigiani nelle valli piemontesi. Con loro c'era anche Silurino, pseudonimo di battaglia come tutti gli altri, che cadde vittima delle brigate nere, ucciso dopo orribili sevizie. Natalino vive ancora in montagna, in una baita isolata, mentre Alberto, vedovo, trascorre l'estate in una pensione, dove fa amicizia con Umberto, un anziano disabile in sedia a rotelle, che poi riconosce essere il gerarca fascista che, con i suoi miliziani, aveva ucciso Silurino. «Dopo un quarto di secolo dalle riprese de I nostri anni - spiega il regista Gaglianone - vivere la fase di restauro del film è un'esperienza emotivamente forte. Si tratta di un viaggio nel tempo, sia personale sia più collettivo: confrontarsi dopo tutto questo tempo con un film la cui ideazione mi ha accompagnato per tutti gli anni della giovinezza significa anche ripensare a quanto questo film abbia ancora molte cose da dire in questi nostri di anni. «Gli anni dei miei protagonisti, - continua nonostante sembrino persi e sospesi in una dimensione spazio-temporale rarefatta, dimenticata in qualche angolo della storia, gridano ancora in questo nostro periodo storico, in questi nostri giorni atroci e, fino a un po' di tempo fa, impensabili. Il film restaurato prende vita nuova, le immagini sono più vivide che mai e questo rende ancora più urgente e necessario uno dei nodi centrali di questa storia: se sia possibile avere un rapporto etico con la violenza, se sia possibile mantenere come essere umano quella dignità che per preservare bisogna essere anche pronti a combattere, ribadendo fino alla fine che gli esseri umani, se sono tutti uguali nelle premesse, non lo possono essere rispetto alle azioni che si compiono e le idee che si abbracciano. "C'era la guerra, eravamo tutti soldati". Così, cercando una giustificazione morale che appiattisca le responsabilità, sostiene quel vecchio che una volta da giovane era stato orgogliosamente ferocemente fascista; e a queste parole, con fermezza e serenità, uno dei due vecchi partigiani risponde: "io non sono mai stato un soldato"».La serata eporediese rientra in una iniziativa del Cap-Circuito audiovisivo Piemonte, che sta portando in 20 sale regionali la versione restaurata di questo lungometraggio che, presentato al Torino Film Festival nel 2000, fu selezionato a La Quinzaine des Réalisateurs, a Cannes, nel 2001, anno in cui vinse anche il Sacher d'Oro come miglior Opera Prima. --FRANCO FARNÈ