Mezzo secolo di Club scherma Chivasso «Siamo una grande famiglia biancorossa»
CHIVASSOForte attaccamento al territorio chivassese, ma anche resilienza, inclusione, aggregazione, divertimento, professionalità ed ambizione a livello umano e sportivo. Sono questi i 7 aspetti cardine che albergano da 50 anni al Club scherma Chivasso, che proprio quest'anno (più precisamente sabato 10 gennaio) ha compiuto mezzo secolo di attività sociale, raggiungendo attualmente un'ottantina di tesserati. Una società che è in realtà una famiglia, nata in un locale a due passi dalla stazione ferroviaria nel lontano 1976 e poi dai 1992 ubicata a pochi passi dal liceo Europa Unita, in centro a Chivasso. Presidente dell'associazione è Laura Milano, che si è affidata ad uno staff tecnico e dirigenziale di prim'ordine, formato dal vice Luigi Guzzo, Pietro Maria Ghiosso responsabile del settore paralimpico, Tiziano Fuoco, tecnico delle armi, Giulia Mazzoli responsabile tecnico, Filippo Bionda, vive responsabile tecnico, Marco Pleita Vino collaboratore tecnico e Francesco Brucco preparatore atletico e responsabile del apporto con i genitori, con quest'ultimo che presenta la società. «Ci definiamo la grande famiglia biancorossa - dice la presidente - un'onda di energia, entusiasmo e tanta voglia di stare insieme. Abbiamo ragazzi e ragazze che vanno dai 6 ai 50 anni e che si allenano ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle 17 alle 20.30. Siamo una società olimpica e paralimpica che lavora in due fasi distinte: la prima quella dalle 17 alle 18.15 dove vengono i pre agonisti e dalle 18.15 alle 20.30 con gli agonisti. In palestra, in entrambe le circostanze, si respira un clima molo positivo, sia per quanto riguarda la qualità dell'allenamento, che del divertimento». «Partendo dai pre agonisti -prosegue - viene effettuato un percorso ludico-motorio in cui i ragazzi scelgono loro a proprio piacimento quali ostacoli voler superare e lo sguardo è rivolto sia alla coordinazione, che all'equilibrio propedeutico alla scherma ed una volta ogni 2 mesi viene assegnato il premio creatività. Nella seconda fase di allenamento poi, si parte da un lavoro neuromuscolare in base al periodo in cui si ha la gara: più il periodo è lontano e più si lavora sulla resistenza e potenza, mentre più ci si avvicina alla gara e più si passa ad una rifinitura, dove l'aspetto fisico viene soppiantato dalla cura del dettaglio. In questo secondo caso, una volta a settimana, colui o colei che si è contraddistinto, viene assegnata la fascia di capitano, con i gradi che sono valevoli tutta la settimana». «Infine - aggiunge - ma non meno importante, al fine di continuare a stimolare tutti ad essere sempre più inclusivi, formiamo un torneo sociale, in cui vengono creati 4 gruppi: legno, bronzo, argento ed oro. Ci si sfida, sia nel fioretto, che nella spada ed i primi due classificati di ogni gruppo salgono in quello superiore, mentre gli ultimi 2 retrocedono». Nella vita delle associazioni ci sono anche momenti difficili: «Abbiamo subito due alluvioni, nel 1994 e nel 2000, che ci hanno portato via tutto, ma noi non ci siamo mai arresi - osserva - e ci siamo sempre rialzati con grande determinazione e voglia di fare sport includendo tutti. La continua motivazione e lo spirito di inclusione ed aggregazione sono aspetti fondamentali. In palestra facciamo anche spesso festicciole, per compleanni, risultati conseguiti, feste tradizionali».«All'interno della palestra - conclude - abbiamo allestito una parete con la nostra umile hall of fame, sia per quanto che hanno tenuto alti i colori biancorossi in passato che gli obiettivi di squadra massimi raggiunti. A proposito di quest'ultimo aspetto nel 2017 abbiamo raggiunto il livello di A2 con il fioretto maschile e nello stesso anno in B2 nella spada femminile, mentre nel 2011 la B1 a spada maschile. In generale, abbiamo vinto a livello individuale moltissimi trofei nazionali ed internazionali, molti dei quali certificati da sevizi dei media locali. Questi risultati fungono da stimolo per divertirsi, essere felici e crescere sotto tutti i punti di vista». --Loris Ponsetto