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IvreaVenti di guerra soffiano sul mondo, ma i ragazzi del Canavese non ci stanno: in programma per sabato 18 aprile, alle ore 16 in piazza Ottinetti a Ivrea, la manifestazione promossa dal comitato Ivrea per la Palestina, dal collettivo Gramsci Botta Cena e dagli studenti dell'istituto Aldo Moro di Rivarolo."Arruolati con noi per un futuro senza guerre" il nome dato all'iniziativa, che si propone come momento di riflessione e mobilitazione pubblica sui temi della pace, del disarmo e delle conseguenze sociali ed economiche dei conflitti contemporanei.Un appuntamento nato con l'obiettivo di esprimere contrarietà a quelli che vengono definiti regimi di guerra e alle politiche di riarmo, denunciando l'impatto dei conflitti armati sulla popolazione civile e sul quadro geopolitico internazionale. Il documento sottolinea come le guerre e le tensioni globali suscitino sdegno nell'opinione pubblica e invita a non abituarsi alla violenza, richiamando l'attenzione sulle crisi in corso in diverse aree del mondo.«Restare umani significa non abituarsi all'orrore - scrivono -. Non è scontato. Se lo fosse, la maggioranza delle persone non avrebbe ignorato il genocidio del popolo palestinese in diretta che ha portato alla situazione geopolitica attuale».Oltre al piano etico, l'accento è posto anche sulle ricadute economiche e sociali dei conflitti, evidenziando le conseguenze tragiche che questi hanno su salari, servizi pubblici e costo della vita: «La solidarietà non è compassione a distanza - continuano gli organizzatori -. È capire che ovunque a morire sul fronte e sotto le bombe sono essere viventi innocenti e persone comuni: civili, studenti, lavoratori, disoccupati».Tra i temi centrali della manifestazione il rifiuto del riarmo e della leva militare, la richiesta di maggiori investimenti in sanità, istruzione e trasporti, e la promozione di condizioni di lavoro eque e dignitose, con posizioni fortemente critiche nei confronti delle politiche governative e delle dinamiche internazionali: «Anche dove la guerra non esplode nelle nostre case, la si prepara. In Italia e nell'UE si parla sempre più di riarmo e di leva militare, già obbligatoria in Germania, Austria e Croazia. Le guerre le paghiamo ogni giorno: salari bassi, ospedali e scuole che arretrano, carovita, precarietà. Non scendiamo in piazza per una generica manifestazione per la pace, ma per dire no ai regimi di guerra globali e al capitale che vuole addestrarci alla rassegnazione. La lotta in Palestina, Sudan, Iran, Libano è anche la nostra lotta quotidiana contro l'economia di guerra e lo sfruttamento sociale. Non vogliamo un futuro segnato da conflitti infiniti e da un mondo a pezzi per far arricchire pochi. Vogliamo libertà, ovunque».La mobilitazione prevede anche interventi dal palco, letture e momenti di confronto aperto con i partecipanti. Attese adesioni da diverse realtà studentesche e associative del territorio. L'iniziativa si concluderà con un presidio simbolico a sostegno della pace e dei diritti umani.--Lorenzo Zaccagnini