parla colosso

Simona Bombonato / ivrea«Il vero problema di Ivrea non è la Crocetta, ma il fatto che quando organizziamo eventi i negozi restano quasi tutti chiusi: io posso riempire la città di appuntamenti, ma se alla domenica o durante le manifestazioni le serrande restano abbassate, le occasioni sfumano». Così l'assessora al Commercio Gabriella Colosso risponde alle critiche dei negozianti di abbigliamento di Porta Vercelli, contrari al mercato torinese delle griffe "Crocetta più in tour", che un paio di volte all'anno viene organizzato in piazza Freguglia e che, a loro dire, azzera le vendite per un mese tra il prima e il dopo.«Detto questo, sono felicissima che in corso Massimo d'Azeglio e Porta Vercelli stia nascendo un comitato: è quello che chiedo da un anno. E se vogliono far nascere una "Ivrea più" in piazza Freguglia, fatta dai commercianti eporediesi, io sono ben contenta: pronta a parlarne insieme».Introdotto a Ivrea nel 2017, il mercato Crocetta più è stato organizzato l'ultima volta il 22 marzo, ma non è affatto previsto il 31 maggio, a ridosso del ponte della Festa della Repubblica, come invece temevano i commercianti che in faccia a piazza Freguglia hanno le vetrine. Se ne può parlare, insomma, di un'Ivrea più, posto però che solo il plateatico ai banchi torinesi della Crocetta costa intorno ai 2mila euro per una sola giornata.Ivrea si gioca sul tenere apertoColosso sposta l'asse della discussione oltre il solo format delle griffe e batte sul tasto per eccellenza: «Possiamo inventarci di tutto - eventi musicali, sportivi, culturali - ma la scommessa vera per Ivrea è che la città rimanga aperta. Quando a ottobre abbiamo fatto la "100 km per 100 donne" sono arrivate più di 200 partecipanti da fuori: Emilia, Toscana... davvero pensiamo che, trovando tutto chiuso la domenica pomeriggio, non comprino altrove?». Per l'assessora, il paragone con i centri commerciali è impietoso: «Se una persona esce da Palazzo Uffici, viene in centro e trova metà vie chiuse, la volta dopo va dove sa di trovare tutto aperto. È brutto dirlo, ma funziona così». Da qui l'insistenza su domeniche, serali e su quell'orario continuato che era stato sperimentato prima di Natale con scarsi risultati: «L'orario continuato è stato provato troppo poco: per capire se funziona bisogna avere il coraggio di tenerlo almeno un anno, con via Arduino, corso Cavour, corso Massimo e tutto il centro che fanno squadra. La città a macchia di leopardo non regge». A fare da traino alle aperture straordinarie, ricorda, sono anche i numeri in crescita al Castello e i grandi eventi culturali cittadini, gli stessi che portano in centro un pubblico ampio spesso non supportato da un'offerta commerciale adeguata proprio nei giorni e negli orari clou. L'esperienza non positivissima delle casette di Natale in piazza di Città dimostra che bisogna avere il coraggio di provare, evidenzia poi: «Per me è stata una prima avventura. Ho ascoltato chi è passato e chi ci ha lavorato: se non funzionano, vuol dire che vanno ripensate e probabilmente quest'anno non le rimetterò. Ma perché funzioni qualunque proposta, bisogna che le casette, i negozi, i bar tengano aperto non solo nel weekend ma un po' di più, iniziando gradualmente, allungando di un giorno».Comitato e "crocetta eporediese"Sulla proposta di trasformare piazza Freguglia nel cuore di una "Ivrea più" a trazione locale, la porta è aperta: «Benissimo. Ma a una condizione: non si possono chiedere eventi se poi, quando ci sono, si resta chiusi». Sulla critica dei negozianti, secondo cui Colosso avrebbe promesso di non riproporre iniziative come la Crocetta e poi non avrebbe mantenuto, Colosso respinge l'idea di scarsa attenzione: «Quando dico delle cose, cerco sempre di realizzarle e, se non ci riesco, spiego il perché. Anche sulla Crocetta l'attenzione c'è stata: l'appuntamento di marzo era legato a una data che gli organizzatori rincorrevano da due anni per via della pioggia e a un plateatico costoso che avevano già pagato. Quella giornata andava recuperata in qualche modo, e non a ridosso dei saldi: per questo l'abbiamo collocata in quel momento». In Commissione commercio il ragionamento era stato condiviso: in quella sede «avevo spiegato perché c'era quella Crocetta il 20 marzo e avevo ribadito che da lì in poi sarei stata disponibile a ragionare con il territorio su come proseguire». Intanto, per rendere più trasparente la programmazione, Colosso ha già chiesto ad Ascom e Confesercenti di lavorare a un calendario unico degli eventi, così che tutta la città sappia in anticipo cosa succede e si possa organizzare di conseguenza, evitando sovrapposizioni e buchi tra zone. --