Venerdì sera

Rivarolo CanaveseNon solo memoria, ma ascolto. Non soltanto commemorazione, ma anche riflessione. Venerdì 20, alle 20.30, alla Sala Lux Beppe Bertinetti di via Trieste 43, la Città di Rivarolo propone un incontro dal titolo "Nassiriya - Quando la missione non finisce. Il peso invisibile del ritorno, la forza profonda della testimonianza". L'appuntamento, patrocinato da Regione Piemonte, Consiglio regionale del Piemonte e Città metropolitana, mette al centro non solo il ricordo delle vittime della strage di Nassiriya del 12 novembre 2003, ma soprattutto la dimensione umana e psicologica di chi è tornato da quelle missioni. Protagonisti della serata saranno tre reduci - Rocco Bozzo, Piero Follesa e Marco Pinna - che porteranno la propria esperienza diretta. Accanto a loro interverrà la dottoressa Sabrina Bonino, psicologa dell'Asl2 Savonese, chiamata a offrire una chiave di lettura clinica e scientifica del trauma legato agli scenari bellici. Modera Alessia Cuffia, assessora ai rapporti con gli enti del Comune di Rivarolo Canavese. «La serata non sarà solamente votata alla commemorazione - sottolinea l'assessora Cuffia - ma anche a rappresentare il sostegno e il supporto della società civile ai militari e alle forze dell'ordine. Vogliamo approfondire un argomento poco noto sotto l'aspetto psicologico, ovvero i traumi e le conseguenze della partecipazione da parte dei soldati e degli agenti ad eventi drammatici come i conflitti o gli scontri. Uno spaccato di vita umana che va oltre l'episodio in sé, per discutere di cosa accade dopo agli uomini e alle donne in divisa». È prevista anche la partecipazione del Coro Città di Rivarolo. Il sottotitolo scelto per l'incontro - "Il peso invisibile del ritorno" - racchiude il cuore della serata. Per molti militari, infatti, la missione non si conclude con il rientro in patria. Le immagini, le perdite, la tensione costante vissuta in contesti di guerra possono trasformarsi in disturbi post-traumatici da stress, insonnia, ipervigilanza, difficoltà relazionali. Un carico silenzioso che spesso rimane confinato nella sfera privata, difficile da raccontare e talvolta da riconoscere. La testimonianza diretta assume un valore doppio: restituisce umanità a uomini e donne in divisa, troppo spesso percepiti solo attraverso la dimensione istituzionale e contribuisce a rompere il tabù sul disagio psicologico, evidenziando come il trauma non sia una fragilità individuale, ma una conseguenza possibile e comprensibile di esperienze estreme. --Valerio Grosso