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Di Ponte sullo Stretto, assicurano un po' tutti, in Consiglio dei ministri non si è proprio parlato. E, pure se fuori è martellante il pressing delle opposizioni, non sarà lì che si cercheranno le risorse per aiutare le tre regioni del Sud martoriate dall'uragano Harry. Non lo vuole Matteo Salvini e nemmeno il resto del governo, nonostante un «valuteremo» pronunciato da Antonio Tajani a Bruxelles che era sembrata una posizione più aperturista sull'utilizzo dei fondi per i cantieri della maxi-opera. Salvo poi la retromarcia in serata, a chiarire che anche per FI i fondi del Ponte non si toccano. Una correzione che, si racconta in ambienti di maggioranza, sarebbe intervenuta anche dopo l'invito della premier ai leader ad abbassare i toni. Giorgia Meloni, che entra con un ora di ritardo nella sala del Consiglio, lascia la parola a Nello Musumeci. Di sicuro si attingerà al Fondo di solidarietà europeo e andrà esplorata anche la possibilità di riprogrammare i Fondi di Coesione già destinati ai tre territori, opzioni di cui il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto ha già parlato con i governatori e col ministro per la Protezione Civile. Le minoranze chiedono che sia la premier, non il ministro Musumeci, a riferire in Aula e continuano a insistere sull'inutilità del progetto del Ponte, «13 miliardi buttati» per Giuseppe Conte, di cui andrebbero restituiti almeno i fondi di coesione «scippati» a Calabria e Sicilia proprio per dirottarli sull'opera, come sottolinea il presidente dei senatori dem Francesco Boccia. «Sono fondi per investimenti», osserva Salvini. --