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Felpa larga, mani in tasca, un sorriso spontaneo che spunta sotto i capelli arruffati. Amir Ali Haydari, 17 anni, appare così in una foto scattata prima che le forze di sicurezza degli Ayatollah gli sparassero al cuore, accanendosi con il calcio della pistola sul suo corpo inerme con un secondo colpo alla testa. Quando è stato ucciso, l'8 gennaio, si trovava in piazza a Kermanshah, fianco a fianco con i suoi compagni di classe, una generazione unita per protestare contro il governo liberticida della Guida suprema Ali Khamenei. L'istantanea, che diventa un simbolo della durissima repressione, la consegna alla britannica Sky News suo cugino Diako, che vive a Cardiff. «È stato colpito al cuore, e mentre esalava l'ultimo respiro lo hanno colpito alla testa con il calcio di una pistola, così tante volte che il suo cervello si è sparso a terra», ha raccontato. Il certificato di morte riporta ovviamente una storia diversa: il 17enne sarebbe caduto da una grande altezza, sbattendo forte la testa.