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chivassoOggi 31 dicembre il dormitorio di via Nino Costa chiude ufficialmente i battenti. La decisione è stata presa diversi mesi fa dall'amministrazione comunale e non per problemi strettamente economici. «Non è vero che chiudiamo il dormitorio solo per esigenze di bilancio - spiega il sindaco Claudio Castello -. È l'intero progetto a non essere sostenibile, per tanti motivi. Siamo stati lasciati soli in questa gestione. E non è vero che ci siamo disinteressati delle persone che erano ospitate». Da questa sera, infatti 5 persone troveranno un letto nei locali che in queste ore sono stati adibiti per fronteggiare l'emergenza freddo. Si tratta di alcune stanze del Centro di incontro di via Paleologi, lasciate libere da alcune associazioni del territorio, dotate di servizi igienici a norma e in queste ore attrezzate dall'amministrazione comunale con gli arredi necessari. «Per il futuro stiamo cercando una soluzione strutturata, in accordo con la Regione e con alcuni enti di assistenza - spiega il primo cittadino -. Abbiamo preso contatti con l'assessore regionale al Welfare per avviare un Tavolo sociale operativo dall'anno nuovo. Inoltre speriamo che presto vengano sbloccati alcuni alloggi Atc liberi che al momento non sono nelle nostre disponibilità ma che potrebbero essere molto utili per risolvere le emergenze abitative».Castello ripercorre la storia del dormitorio di via Nino Costa, aperto proprio 10 anni fa: «Avrebbe dovuto essere una soluzione temporanea per un anno, un anno e mezzo, in accordo con l'Asl/To4. L'idea era di trasferire successivamente il dormitorio in via Marconi, nei locali dell'ex-dispensario ma con l'Asl il progetto è tramontato». Al dormitorio potevano avere accesso sino a 12 uomini senza fissa dimora, italiani ed extracomunitari, in regola con i documenti e il permesso di soggiorno. Gli ospiti erano tenuti ad avere un comportamento all'insegna della civile convivenza, sia nei confronti degli altri ospiti, sia del personale sia dei locali e della struttura, nonché a comportamenti decorosi anche nei dintorni della struttura. Era vietato introdurre vino, birra, liquori e prodotti deteriorabili, sostanze stupefacenti e psicotrope al di fuori di prescrizione, oggetti ingombranti o non puliti, coltelli, armi, bottiglie di vetro. Inoltre non era possibile portare animali. Il sindaco lamenta di essere stato lasciato solo a gestire una struttura con diversi limiti che costa all'amministrazione circa 70mila euro tra spese varie e il pagamento della cooperativa che la gestiva operativamente. «Ho fatto il giro delle sette chiese per cercare collaborazione. Ho contattato molte amministrazioni comunali della zona per verificare se esistano delle strutture simili e per capire come vengano gestite e in nessun caso la gestione diretta è del Comune. Noi siamo pronti a mettere a disposizione dei locali ma non possiamo più farci carico del dormitorio così come era strutturato». «A Pinerolo - aggiunge Castello - pochi mesi fa è stato inaugurato un dormitorio, voluto dalla Diocesi di Pinerolo-Caritas Diocesana in collaborazione con il Ciss del Pinerolese e il Comune di Pinerolo, con l'obiettivo di contrastare l'emergenza abitativa e favorire percorsi di reinserimento sociale. Credo che sia un modello importante. L'obiettivo non dovrebbe essere solo dare un letto a queste persone...». --silvia alberto