Il pioniere dell'arte cinematografica che inaugurò la sala in memoria del figlio

IVREAL'amore di Niccolò Tomelleri per il proprio lavoro e per il suo "nuovo" cinema Splendor Boaro traspare anche nel grande rispetto e nella valorizzazione della figura del fondatore, Giuseppe Boaro, pioniere dell'arte cinematografica, il primo che diede in Italia rappresentazioni di cinematografia, microscopia e raggi X nei principali Teatri e, nel 1897, nel Teatro Reale del castello di Agliè, alla presenza dei Duchi di Genova. Figura che ha salvato dal rischio di un definitivo perdersi nell'oblio e nell'indifferenza collettiva. Boaro, infatti, fu uomo dall'attività multiforme, riuscito in ogni genere di lavoro, rivelando, in cento diverse occupazioni, la sua intelligenza pratica: operatore al Gabinetto di fisica del Liceo Botta, imbalsamatore, proprietario di cinematografo ambulante, pirotecnico, titolare di un grande negozio di articoli sportivi e da caccia e molto altro ancora. La realizzazione della sala di via Palestro trae origine, purtroppo, da una tragedia familiare: la morte, all'età di 26 anni, del figlio Giovanni, nell'esplosione del deposito di polveri del laboratorio pirotecnico paterno, l'11 marzo 1910. Un evento tragico che sconvolse l'intera città e che, in tutta la sua potenza evocativa, è tuttora ricordato nell'epigrafe su una parete della tomba di famiglia, nel cimitero di Ivrea: «Una tragica vampata l'avvolse e disperse con la sua vita la felicità dei suoi». Giovanni, che era stato iniziato dal padre ai segreti dell'arte pirotecnica per la quale era conosciuto anche fuori dai confini regionali, si trovava in uno dei tre piccoli edifici che componevano il laboratorio pirotecnico, in Regione Campasso, e stava maneggiando del fulmicotone, uno dei più potenti esplosivi, quando il padre e l'assistente, nell'edificio vicino «udirono - come riportarono le cronache dell'epoca - un formidabile scoppio: nell'istante stesso la casa fu come sollevata e ripiombata in un fragore orribile di rovine, mentre un'enorme fiammata divampò con impeto distruttore lontano». I funerali ebbero luogo il pomeriggio del giorno dopo e «furono imponentissimi per grande concorso di cittadini di ogni ceto, molte corone e molti fiori». Giovanni fu ricordato come «ottimo giovane, buono ed amabile compagno, lavoratore serio, assiduo e intelligente». Si seppe in seguito che, poco prima di attendere all'ultimo, fatale lavoro, era stato in Prefettura «a prendere conoscenza del regolamento per i cinematografi. Pare fosse suo proposito abbandonare la rimunerativa, ma troppo pericolosa arte del pirotecnico, per costruire un cinematografo». Il destino non gliene volle concedere il tempo, ma, pochi mesi dopo, il 24 ottobre, il padre inaugurò la sala Splendor, in via Palestro, nei locali fino a poco tempo prima destinati all'attività commerciale. Nacque, quindi, ispirato al desiderio del figlio il cinema eporediese che, ancora oggi reca anche il nome del suo fondatore sull'insegna, sorretta dalle sette cariatidi originarie, un tempo dorate, fino pochi mesi fa bianche e oggi tornate ai cromatismi primitivi e al loro fascino Bella Epoque. Giuseppe Boaro venne giustamente definito «pioniere del cinema», come ricordato, oggi, anche sul sito del cinema eporediese che riporta anche il suo aver acquistato una macchina da proiezione, già sul finire dell'Ottocento, «per portare la magia dell'immagine in movimento nelle piazze, nelle feste e nelle fiere dei paesi canavesani». Accanto a lui ci fu sempre, in qualità di proiezionista, Silvio Mongino che gli fu davvero caro come il figlio perduto e che aveva iniziato ad affiancarlo anche nell'attività legata all'arte pirotecnica. Arte che, nel volgere pochi anni, secondo le cronache dell'epoca, aveva assunto spesso toni virtuosistici, come testimoniato dalle tante ricette da lui raccolte e trascritte su un vecchio registro e in numerosi quadernetti, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del secolo scorso. Insieme avevano realizzato a Ivrea, sulle rive della Dora, gli spettacoli suggestivi di fuochi artificiali, precursori di quelli che ancora oggi vengono proposti a Carnevale e a San Savino. Mongino si trasformò, quindi, in proiezionista e, successivamente, in «direttore del Regio Cinema Boaro». --FRANCO FARNÈ