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Ultimo miglio in Parlamento per la riforma che introduce in Costituzione la separazione delle carriere dei magistrati. In Senato è iniziata la discussione generale sulla riforma Nordio che domani mattina riceverà il via libera da Palazzo Madama, quello definitivo del Parlamento. Ma è già il referendum confermativo a tenere banco nel dibattito politico: il Pd ha tenuto una prima riunione per mettere a punto la strategia referendaria e il ministro Guardasigilli ha auspicato una campagna sul merito e non sul governo Meloni, come fu per Renzi nel 2016. Trattandosi della cosiddetta seconda lettura della riforma, il Senato non potrà modificare il testo con emendamenti: nell'Aula di Palazzo Madama è dunque iniziata una lunga discussione in cui si sono iscritti a parlare tutti i senatori del Pd e di Avs e la maggior parte di quelli di M5s. Per la maggioranza interverrà un senatore per gruppo. La maratona si concluderà domani mattina, con le dichiarazioni di voto dei gruppi e il voto.Nordio in diverse occasioni della giornata ha espresso una serie di auspici. In primo luogo che la campagna referendaria sia sui contenuti della riforma e non sia un «Meloni sì, Meloni no, come fu per Renzi». La riforma, ha insistito, «non è così rivoluzionaria come si dice» perché la separazione delle carriere è conseguente all'adozione nel 1983 del processo accusatorio in luogo di quello inquisitorio. Ma il parere delle opposizioni, è diverso: i due Csm per giudicanti e Pm porterà esiti indesiderati: la magistratura inquirente «più autoreferenziale, più forte, contravvenendo le finalità declamate» oppure «un modello diverso, che è quello che c'è in alcuni Paesi dove il procuratore, è sotto il controllo politico». --