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Rita Cola / IVREACon l'inizio dell'anno scolastico sono stati avviati anche tutti i servizi, gestiti dai Comuni, legati alle mense e ai pre e post scuola. Si tratta di servizi per la maggior parte assegnati dai Comuni a società esterne attraverso gare o affidamenti diretti. Non è raro che, nel cambio dei fornitori, per risparmiare si limino le condizioni dei lavoratori (o meglio, lavoratrici, visto che nella quasi totalità dei casi si tratta di donne) riducendo il monte ore o le condizioni economiche. Così, però, non dovrebbe essere. Eppure accade e non sempre il sindacato lo viene a sapere. Stiamo parlando di lavoratrici con monte ore ridotto, spesso che operano da sole o gruppi piccolissimi e che, per necessità, accettano le condizioni o trovano altro. Sono donne che, per mettere insieme un salario con un monte ore minimo, devono gestire due o tre lavori in contemporanea con orari spezzati perché parliamo di ingresso o uscita da scuola o a pranzo. Casi di peggioramento delle condizioni nel cambio di fornitore, però, non dovrebbero esserci, perché sulla carta le regole sono chiare. «Esiste la clausola sociale e l'obbligo di inserire nei capitolati d'appalto il rispetto del minimo salariale previsto dai contratti nazionali di lavoro», spiegano Francesco Sciarra e Ilenia Posa, Uiltucs. E aggiungono: «Sembrerà incredibile, ma spesso gli enti (anche grandi) non si accorgono di anomalie contrattuali significative all'interno dei servizi assegnati». Ma tant'è. Alcuni casi, proprio seguiti dai due sindacalisti, sono finiti davanti al giudice perché la violazione della norma era palese come arretramento di livello e riduzione oraria nel cambio appalto o assunzione a un numero di ore inferiore al minimo orario previsto dal contratto applicato. «Le amministrazioni pubbliche - riflettono - dovrebbero essere il primo garante del rispetto delle norme e non dimentichiamoci che la loro inerzia può configurarsi a tutti gli effetti come un abuso perché l'ente pubblico, dettando le condizioni del servizio, dovrebbe per forza essere a conoscenza di eventuali violazioni». E proprio per questo sensibilizzare è importante: «Noi invitiamo chiunque si trovi in questa situazione a contattarci. Il punto è ovviamente tutelare le lavoratrici in tutte le sedi opportune come abbiamo fatto, dalla prefettura alla proclamazione dello sciopero, ma vorremmo allargare il ragionamento e fare in modo che casi così non accadano proprio. Siamo disponibili anche a confrontarci con le amministrazioni comunali, anche quelle piccole, a collaborare per definire una sorta di linee guida per una gestione più etica delle gare d'appalto, garantendo che il costo non ricada sulle lavoratrici locali. Sì, perché non dimentichiamoci che parliamo di lavoratrici che vivono sul territorio». E se i problemi non mancano, esistono anche esempi virtuosi, segno che il pubblico può fare molto. «Abbiamo l'esempio virtuoso del Comune di Ivrea, ad esempio, dove è stato siglato un protocollo che impegna al rispetto della clausola sociale e dei contratti negli appalti pubblici - concludono i sindacalisti -. O abbiamo casi, come ad esempio Foglizzo, dove la nuova azienda che ha preso in carico il servizio mensa (Gsi), con il sindacato, ha assicurato che tutti ottenessero le 15 ore contrattuali, cosa che con il datore di lavoro precedente non era». --