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Contro il nemico interno - che siano i migranti, la criminalità nelle città o la sinistra radicale - gli Stati Uniti devono combattere una vera e propria guerra. Donald Trump ha arringato circa 800 generali americani arrivati da tutto il mondo nella base di Quantico e avvertito che le priorità delle forze armate con lui sono cambiate: l'invasione del territorio Usa è il problema numero uno. Mentre sul fronte estero, oltre a rivendicare di aver messo fine a sette guerre e forse otto con Gaza, il commander-in-chief ha minacciato che l'arsenale nucleare degli Stati è pronto anche se l'auspicio è di non doverlo usare mai. «Anche quella ai confini e nelle città è una guerra», ha detto The Donald a una platea che, nelle parole del tycoon, è stata la più silenziosa alla quale si sia mai rivolto. «L'America è sotto invasione dall'interno e non è diversa da un nemico straniero, ma per molti versi è più difficile perché non indossano uniformi. Quando le indossano puoi eliminarli», ha ammonito il presidente rivolgendosi ai più alti vertici militari arrivati da luoghi di conflitti e guerre un po' diverse da quelle a cui si è riferito Trump. Con il mondo in fiamme, nel suo intervento Trump ha solo accennato ai fronti esterni, auspicando una risoluzione dei conflitti in Ucraina e a Gaza e eprimendo la speranza di non dover usare l'arsenale nucleare americano. «L'ho ricostruito», ha comunque assicurato. In un discorso a braccio di circa un'ora il segretario ha attaccato la deriva woke del dipartimento e i «decenni di declino». Ha avvertito le donne soldato che se non raggiungeranno «gli standard maschili» non potranno combattere e perfino minacciato di licenziare i militari «grassi», una parola che ormai, almeno nella società americana, è considerata un insulto e non viene quasi mai usata. «Il nostro compito è prepararsi alla guerra e vincerla», ha dichiarato Hegseth nel suo monologo sullo «spirito guerriero». Chiusura sul Nobel per la Pace: «Non me lo daranno, un'offesa per gli Usa». --