Senza Titolo

L'ultima arma di Israele contro la Flotilla è una serie di presunti «documenti di Hamas» rinvenuti dall'Idf, che evidenzierebbero i legami tra i miliziani palestinesi e gli attivisti della missione marittima verso Gaza. Tra questi, due nomi su tutti vengono additati dallo Stato ebraico: Zaher Birawi e Saif Abu Kashk, entrambi indicati come operatori del Pcpa (Conferenza per i Palestinesi all'Estero), bollata come organizzazione terroristica da Israele nel 2021 in quanto «ramo di Hamas». Quello di Birawi è certamente il nome più noto - e più controverso - tra quelli accusati da Israele: tra i fondatori della Freedom Flotilla International Coalition, è un giornalista palestinese-britannico di un canale televisivo satellitare in lingua araba di Londra, ed era presente al varo della missione della nave Madleen a giugno. Il suo scontro con Israele risale nel tempo: come ricostruisce il Telegraph, Birawi è stato indicato dalle autorità israeliane nel 2013 come «agente di Hamas in Europa». L'altro nome nel mirino di Israele è Saif Abu Kashk, membro del comitato direttivo della Flotilla e membro spagnolo della Pcpa. Attivista per la Palestina da vent'anni Saif è anche l'ad di Cyber Neptune, una società spagnola «che possiede decine di navi» che partecipano alla flottiglia. «È una società di facciata, queste navi sono segretamente di Hamas», l'accusa di Israele.