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Delicato, complesso, spigoloso. Il voto su Ilaria Salis, come era prevedibile, è andato ben oltre il caso giuridico dell'eurodeputata che Viktor Orban vuole nelle carceri magiare. Ed è finito per mettere in difficoltà il principale gruppo dell'Eurocamera, quello dei Popolari. Diviso tra la revoca dell'immunità proposta da un suo stesso membro, il relatore Adrian Vazquez Lazara, e una strategia di più ampio respiro, che guarda anche alle prossime elezioni in Ungheria. Ad aprile Orban sarà infatti chiamato alla conferma elettorale. A sfidarlo sarà - salvo colpi di scena - Peter Magyar, leader di Tisza, il principale partito d'opposizione dato da mesi in costante ascesa. Magyar è eurodeputato e membro del Ppe. E Budapest aveva chiesto la revoca dell'immunità non solo per Salis ma anche per lui. Entrambe le pratiche sono finite all'esame della commissione Affari Legali. A quel punto, all'interno dei Popolari, potrebbe essere emerso una sorta di ragionamento «a pacchetto»: salvare Magyar, ma anche Salis, dalle grinfie della giustizia magiara. Rilanciando, al tempo stesso, il concetto di stato di diritto nei confronti del più anti-europeista dei leader Ue. Indicativo, a riguardo, è stato il basso profilo di Fi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, senza entrare nel merito del voto al Parlamento europeo, qualche giorno fa si era limitato a rispondere a Orban spiegando che Salis «non è una terrorista». --