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La Lega si radicalizza. E da Pontida urla il suo no alla guerra e allo straniero «che non si integra». Perciò «l'obiettivo è tornare a blindare i confini italiani» in nome della difesa dell'Occidente, su cui Matteo Salvini è pronto a scendere in piazza. Così, dal palco della sua Pontida, annuncia una manifestazione il 14 febbraio, sulla scia di quelle anti Islam e anti irregolari viste nelle capitali europee. Chiede al popolo leghista di esserci, sulla fiducia. «A testa alta per la difesa dei valori, diritti, confini e delle libertà della civiltà occidentale». Mentre il governatore del Veneto, Luca Zaia, avverte gli alleati: in Veneto «se il candidato sarà della Lega sarà Stefani, se non sarà della Lega sarà un problema». omaggio a kirk Nonostante la sagoma di Alberto da Giussano e il leone di San Marco esibito dalla Liga veneta, a Pontida lo sguardo va altrove. Ad esempio alla libertà messa a tacere di Charlie Kirk (omaggiato a lungo e stampato sulle oltre 800 magliette vendute tra gli stand) e a una guerra in Ucraina che non si vuole assolutamente. Né con le armi, aderendo al Re-arm Europe, né con i soldati. Da qui la promessa di Salvini: «Non manderemo mai nostri figli e nipoti a combattere in Ucraina, non siamo in guerra contro nessuno». ll leader annuncia che chiederà «nei Comuni, di depositare una mozione che ricordi che l'Italia è contro la guerra e per vedere come la pensano i partiti». La gente che è sul pratone, simbolo del mito padano che fu, ricambia e applaude. Ma è per Roberto Vannacci che si scalda davvero. L'ex generale dei parà che ha scalato la Lega in pochi mesi non fa fatica a prendersi la scena. E furbescamente inizia a parlare citando i versi del «Giuramento di Pontida» di Giovanni Berchet. Una lezione che l'eurodeputato vorrebbe fosse insegnata nelle scuole. Insieme alla storia della Decima Mas, la formazione militare di Junio Valerio Borghese. «Oggi i ragazzi non conoscono quegli eroi, mentre sanno chi è Greta Thunberg che non ha combinato nulla». Ma la crociata è soprattutto anti Islam e anti stranieri. Così chiarisce: «Per noi lo straniero è quello dei porti aperti e che purtroppo molto spesso stupra, ruba e rapina e che vuole imporre la sua cultura alla nostra millenaria». Ma proclama: «Non ci rassegniamo alla società meticcia che vorrebbe qualcuno e all'islamizzazione delle nostre città», trasferendo il proposito a tutta Pontida, quindi chiosa: «Eccola la generazione di Pontida, la generazione dei padroni a casa nostra». la battaglia Dopo di lui parlano gli ospiti stranieri. E tra Santiago Abascal, Jordan Bardella e il figlio di Jair Bolsonaro, è tutto un coro sovranista. Il finale è di Salvini. Il «capitano» chiede «non un minuto di silenzio ma un applauso per Kirk» che «arrivi fino all'Arizona» dove si celebrano i funerali. Poi però rivela che «il nostro obiettivo è tornare a blindare i confini italiani, sempre che qualche magistrato politicizzato non ci fermi». E allineandosi con chi l'ha preceduto, cavalca la fatwa anti Islam: «Non tutti gli stranieri si vogliono integrare: fanatismo islamico, integralismo islamico, applicazione letteraria del Corano non sono compatibili con le nostre leggi». E ne trae una conclusione: nei confronti di «quelli che non si vogliono integrare, abbiamo il dovere di rimandarli a casa». --