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Un primo avvio è stato fatto con la manovra dello scorso anno. Ma anche questa legge di bilancio guarda al quoziente familiare per ridisegnare il sistema delle detrazioni. L'intervento cui si lavora in vista della prossima manovra è ancora tutto da definire e andrà calibrato con quello che sarà il taglio dell'Irpef per il ceto medio. Ma l'idea è di mantenere le detrazioni per chi è in difficoltà economica e di intervenire per combattere la denatalità. I dati sulle entrate tributarie e contributive nel periodo gennaio-luglio 2025 mostrano nel complesso una crescita di 25.969 milioni di euro. A livello di misure le priorità partono dal nuovo taglio dell'Irpef, che questa volta andrà a concentrarsi sul ceto medio. La volontà è di tagliare la seconda aliquota di due punti, portandola dal 35% al 33% per i redditi fino a 50mila euro. Un intervento che, secondo alcune stime, necessiterebbe di almeno 2,5 miliardi. «Eventualmente», se cioè ci saranno le risorse (servono circa 4 miliardi), ci si potrà spingere oltre, estendendo il secondo scaglione fino a 60mila euro. L'intervento andrà a braccetto con la «rivalutazione e rivisitazione» delle detrazioni, che sarà fatta, come spiegato dal viceministro delle Finanze Maurizio Leo, in relazione alla composizione del nucleo familiare. A indicare la rotta è la volontà di favorire le politiche per la natalità: in questo rientrano interventi come l'assegno unico e il bonus nuovi nati, che potrebbero dunque essere potenziati. Si studia anche il mantenimento dei bonus edilizi al 50% per le prime case, evitando il decalage al 36% che scatterebbe dal 2026. Mentre sul fronte della rottamazione quinquies, in attesa degli emendamenti al ddl che arriveranno lunedì in Senato, si studia un'operazione con circa 1,5-2 miliardi di copertura. --