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Nel 300/o giorno di detenzione in una prigione di Caracas, senza che amici e parenti abbiano potuto contattarlo se non per minuti, il governo del Venezuela rompe il silenzio su Alberto Trentini, il cooperante veneziano arrestato il 15 novembre 2024, mentre stava svolgendo la propria missione umanitaria in Sudamerica. «Conosco bene il caso di Alberto Trentini», ha dichiarato il il ministro degli Esteri del Venezuela, Ivàn Gil, in un'intervista rilasciata a Cnn Venezuela. «I suoi diritti umani non sono stati violati - ha precisato -, ha un avvocato, è sotto processo, c'è un'azione legale e seguirà il suo corso». Nel colloquio con il giornalista, Gil ha parlato delle tensioni in corso con il governo Usa sulle strategie antidroga; al termine, poi la conversazione è finita su Trentini. «Conosco molto bene questo caso - è la risposta di Gil -. Ha un avvocato, è sotto processo. C'è un'azione legale in corso. C'è un procedimento che deve essere rispettato. In Venezuela ci sono migliaia di tribunali che rappresentano tutte le nazionalità: colombiani, peruviani, italiani, accusati di molti reati. Il più comune è il traffico di droga, ha concluso. Giunto in Venezuela il 17 ottobre per una missione con le Ong Humanity e Inclusion, mentre viaggiava da Caracas a Guasdalito, il 15 novembre Trentini è stato fermato ad un posto di blocco e arrestato. Si trova nel carcere El Rodeo I, ubicato nello Stato di Miranda, alla periferia di Caracas, a circa 30 km dalla capitale, in una località chiamata Guatire. In Italia da 300 giorni c'è una grande mobilitazione per conoscerne le condizioni, capire le accuse. Solo una volta, a maggio, Trentini ha parlato con la madre, Armanda, e ha detto di trovarsi comunque in buona salute. La sua città, Venezia, gli ha dedicato regate, flash mob, scioperi della fame; alla Mostra del Lido - dove abita la famiglia - è stato mobilitato anche il mondo del cinema. --