Olivetti e l'India, commercio, industria, cultura e una visione del mondo

Giovanni Enriquez e l'ingresso nel mercato indiano. Adriano Olivetti, sulle orme del padre Camillo, dà vita a un'azienda dal Dna cosmopolita, attenta alle diversità culturali e politiche a livello globale. I periodici aziendali - la cui linea editoriale riflette direttamente la visione del capo d'impresa - diventano strumenti di racconto e divulgazione di civiltà lontane. L'India, sin dall'immediato dopoguerra, occupa un posto privilegiato tra gli interessi commerciali e culturali dell'imprenditore eporediese.La Rivista Olivetti. La n. 2 del 1948, pubblica un articolo intitolato "Viaggio in India", in cui si osserva che il governo locale "deve risolvere immani problemi, se si tiene conto della vastità del paese e del bassissimo tenore di vita della maggioranza della popolazione". L'articolo riferisce che, nel marzo 1948, l'ingegner Giovanni Enriquez - Direttore commerciale e tra i più stretti collaboratori di Adriano Olivetti - intraprende un viaggio di sei settimane per esplorare le potenzialità dei mercati indiano e pakistano. La Olivetti comprende ben presto le difficoltà legate alla creazione di una propria filiale in grado di gestire direttamente la rete di vendita: le peculiarità del mercato locale, infatti, fanno sì che solo gli importatori indigeni dispongano delle relazioni - soprattutto con gli enti governativi - necessarie per introdurre e distribuire prodotti stranieri. La Olivetti affida l'esclusiva a un importatore locale, la Bacaaraj T.C., incaricata della vendita di macchine utensili e telescriventi. L'azienda mantiene comunque un proprio presidio diretto, affidato al ragionier Ernesto Tironi, in attesa della costituzione della società Olivetti India Limited - che, tuttavia, non verrà mai costituita. L'articolo mette in evidenza le potenzialità del mercato locale: "L'ing. Enriques ritiene che se vi sarà pace e tranquillità nel Paese, nel giro di pochi anni l'India potrà diventare uno dei tre massimi mercati mondiali per le macchine da scrivere. La Olivetti ha tutte le possibilità per portarsi alla pari con le più grandi case americane in questa competizione di lavoro ed intelligenza". Nel 1950 viene realizzata una tastiera in lingua hindi per le macchine da scrivere - un esemplare è esposto al Laboratorio-Museo Tecnologic@mente di Ivrea - e per le telescriventi. La Rivista Olivetti n. 6 del 1951 riferisce di "una delle più gradite visite dell'anno": a settembre è giunto a Ivrea, accompagnato dalla consorte, Ramjie Kamani, proprietario dell'azienda di Bombay che porta il suo nome, con l'obiettivo di sostituirsi alla Bacaaraj T.C. nell'esclusiva del mercato locale. L'accordo include le telescriventi, che rappresentano un segmento prioritario per le esportazioni Olivetti. Nel mese successivo, l'architetto Gian Antonio Bernasconi - co-progettista del Palazzo Olivetti di Milano, e in seguito di Palazzo Uffici a Ivrea, oltre che di numerosi negozi - consegna il progetto per lo showroom di Bombay (i disegni sono oggi conservati all'Archivio storico Olivetti). L'opera, tuttavia, non verrà mai realizzata, probabilmente a causa degli accordi di esclusiva con la Kamani. La Olivetti affida al ragionier Giorgio Calderoni la direzione dell'ufficio locale, il cui compito principale è garantire l'assistenza tecnica.Il reportage di Lina Sacco. Nel 1953, la Rivista Olivetti, n. 7, pubblica un reportage intitolato "Volo intorno al mondo", scritto da Lina Sacco, moglie del dottor Giulio Sacco, incaricato della costituzione della Olivetti Australia Ltd. Si tratta di un racconto significativo, ignorato dalla storiografia olivettiana, che restituisce lo spirito, la visione e lo "stile" dell'azienda nel mondo, in un'epoca in cui le sedi Olivetti rappresentavano spesso, all'estero, l'Italia stessa. La signora Sacco, visitando filiali in Africa, Asia e America, rimane sorpresa dalla "forza dell'organizzazione" e "della grande famiglia Olivetti nel mondo". Essere accolti agli aeroporti da visi conosciuti o da amici, essere assistiti circondati di cortesie, invitati a parties, mi dava un senso di riposo e di sicurezza al quale io come donna ero particolarmente sensibile. Ero orgogliosa di vedere come mio marito, rappresentando nel suo viaggio la Fabbrica di Ivrea, veniva ricevuto in questi paesi così lontani come l'ambasciatore di un nome grande e conosciuto ...". Non mancano i riferimenti a Bombay, Delhi e Calcutta dove i coniugi Kamani hanno organizzato una "ospitalità espansiva" e dove i dipendenti dell'azienda rappresentano "una nota squisitamente olivettiana in quell'ambiente esotico". L'attenzione delle riviste aziendali per l'India riprende nel 1955, con una nota di colore: Notizie Olivetti n. 31 pubblica la fotografia di Miss India, a cui è stata regalata una Lettera 22.La Olivetti viene scelta dal governo indiano per creare una industria locale di telescriventi. La Sentinella del Canavese, nei numeri del 25 dicembre 1959 e dell'8 aprile 1960, riporta la notizia che la Olivetti è stata scelta dal governo indiano per la costruzione di uno stabilimento per la produzione di telescriventi, il quale, dopo una fase iniziale, dovrà diventare autonomo. In aggiunta a fine 1959 è stato concluso un accordo tra l'Officina Meccanica Olivetti e la Hindustan Machine Tools Co. per la costruzione in India di macchine utensili su licenza italiana. Notizie Olivetti n. 73 del 1961 pubblica un articolo dell'ing. Alberto Masoero in cui si specifica che il governo indiano, nel quadro di programmi di industrializzazione tracciati dopo l'indipendenza, ha rivolto una particolare attenzione al settore delle telecomunicazioni, fondamentale per connettere i centri produttivi e commerciali del paese. Nel corso del Primo piano quinquennale (1951- 1956) il governo ha preso contatto con i massimi costruttori europei per presentare un'offerta per la costruzione di un impianto autonomo per la costruzione di telescriventi. Alla fine del 1959 il governo, "riconoscendo la qualità del nostro prodotto" sceglie la Olivetti, che offrirà consulenza anche "per l'acquisto del mobilio della fabbrica, dei mezzi di trasporto interni, dell'utensileria e degli altri mezzi generici di produzione."Lo stabilimento viene costruito dalla Hindustan Teleprinter Ltd. a Madras (oggi Chennai), sul Golfo del Bengala, città scelta per ragioni di equilibrio nello sviluppo industriale del Paese. L'avvio delle attività avviene "sotto la guida di un gruppo di otto ingegneri e tecnici italiani", tra questi, ricorda il figlio Marco Masoero: "Alno, Artaz, Bellino, Busso, Gastaldi, Magaton e Russo". In parallelo la Olivetti organizza ad Ivrea "un corso organico di istruzione per il personale tecnico direttivo della fabbrica indiana". Notizie Olivetti n. 84 del 1965 dedica un breve trafiletto all'inaugurazione della fabbrica, avvenuta il 10 febbraio, a cui partecipa l'ing. Alberto Masoero - il quale, scrive sempre il professor Marco Masoero, a partire dal 1960: "ha trascorso circa otto mesi all'anno in India", mentre, nel 1962, anche la famiglia si era trasferita per circa sei mesi. Il Ministro delle Comunicazioni, Sathyanarayana Sinha, durante la cerimonia, afferma: "Sono molto lieto che la ditta Olivetti, nostra collaboratrice, abbia svolto un eccellente lavoro. L'Olivetti ha un'ottima reputazione nel mondo come costruttrice di telescriventi, macchine per scrivere e simili. La sua collaborazione sarà di grande aiuto allo sviluppo del nostro Paese". L'ing. Franco Restivo, all'epoca Responsabile degli stabilimenti esteri, racconta della sua visita al sito industriale, avvenuta negli anni '70: "Sono rimasto colpito dal fatto che lo stabilimento assomigliava a quello di San Lorenzo (Ivrea), dove producevamo le telescriventi". Non solo le macchine, dunque, ma anche gli interni risultavano chiaramente ispirati allo stile e al design Olivetti.Adriano Olivetti era scomparso il 27 febbraio 1960; Jawaharlal Nehru lo avrebbe seguito il 27 maggio 1964, dopo diciassette anni ininterrotti alla guida dell'India. I due uomini, uniti da comuni idealità socialiste, avevano promosso il progetto, senza però averne potuto vedere la felice realizzazione. Ci piace immaginare che, durante la cerimonia di inaugurazione, Alberto Masoero - stimato non solo per le sue competenze professionali, ma anche per le sue qualità umane - abbia alzato lo sguardo al cielo, rivolgendo un pensiero a quell'incontro dell'8 luglio 1955 tra due leader diversi, ma visionari e senza eredi. (3 - Fine. La prima parte è stata pubblicata sulla Sentinella del Canavese di lunedì 14 luglio, la seconda lunedì 21 luglio). --gIUSEPPE RAO