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L'allora presidente della Commissione paesaggio Giuseppe Marinoni, per i pm «procacciatore di affari», che presentava progetti «improbabili» all'ormai ex assessore Giancarlo Tancredi. Un avvocato degli immobiliaristi che chiedeva un incontro riservato «per discutere del cambio di destinazione d'uso di un'area». Poi, la riorganizzazione della macchina comunale, con funzionari indagati spostati da una casella all'altra, quando deflagrava la maxi inchiesta. Sono elementi che emergono dai verbali di due dirigenti del Comune di Milano, mentre i sei indagati che rischiano l'arresto, tra cui Tancredi, Marinoni e il re dei grattacieli Manfredi Catella, dopo essersi difesi dalle accuse di corruzione, induzione indebita e falso attendono la decisione del gip per i prossimi giorni. L'11 luglio, intanto, cinque giorni prima del blitz con perquisizioni e notifiche delle istanze di misura cautelare, è stato sentito come testimone Marino Bottini, dal 2022 direttore pianificazione urbanistica di Palazzo Marino. «Ritengo - ha raccontato - che Tancredi in fase di revisione del Pgt (piano di governo del territorio, ndr) mi abbia chiamato per assistere a questa illustrazione di questo book di Marinoni (...) proponeva la progettazione ad esempio di alcuni svincoli autostradali (...) ricordo quelli posti sulla tangenziale est (Gobba Forlanini) che mi apparivano improbabili». Il dossier su «Nodi e Porte metropolitane», per i pm, sarebbe stata una delle «strategie» portate avanti da Marinoni in «sintonia» con Tancredi. L'assessore, ha aggiunto il teste, «mi disse di dare un'occhiata e io gli risposi che non mi pareva fattibile una simile densificazione dei nodi autostradali». I pm hanno sentito pure a Guido Riganti, da marzo direttore Rigenerazione urbana del Comune. --