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Papa Leone XIV ha appreso dei raid che hanno colpito anche la chiesa cattolica della Sacra Famiglia di Gaza ferendo il suo parroco, padre Gabriel Romanelli, mentre stava tenendo un'udienza con un gruppo di pellegrini a Castel Gandolfo negli stessi attimi in cui il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, riceveva sul proprio telefono le prime informazioni sui morti e i feriti del raid direttamente dalla parrocchia nel nord della Striscia. È sotto choc la comunità cristiana mondiale, da Gerusalemme al Vaticano, passando per la Cei e i movimenti cattolici. Ma è anche determinata a stringersi ancora una volta attorno alla piccola e simbolica parrocchia, anch'essa ormai sotto assedio, dal 7 Ottobre divenuta rifugio di una comunità, non solo cristiana, di parrocchiani e sfollati tra cui ci sono anche disabili e persone di fede musulmana. Presenza ridotta La presenza cristiana, tra cattolici ed ortodossi, si è comuqnue drammaticamente ridotta: da 1.071 membri a circa 500, calo dovuto a morti violente, per stenti o per mancanza di cure. «Si deve concludere questa guerra insensata», dice da Gerusalemme il cardinale Pizzaballa che chiede di andare persino oltre la richiesta del Papa di un cessate il fuoco immediato. «Noi cerchiamo sempre di raggiungere Gaza in tutti i modi possibili, direttamente e indirettamente - afferma -. Adesso bisogna capire che cosa sia accaduto ma certamente non li lasceremo mai soli». «L'Idf parla di errore - dice un'altra voce storica del Medio Oriente cristiano come padre Ibrahim Faltas -, ma un errore è continuare la guerra e questi morti che stanno facendo. Basta odio, basta vendetta». «Nessun grido delle vittime innocenti della violenza, nessun lamento delle madri in lutto per i loro figli rimarrà inascoltato», aveva detto di buon mattino Leone ai membri di un pellegrinaggio al quale ha rivolto un importante discorso per il cammino ecumenico, affermando che non deve esserci rivalità sulla sede primaziale tra Roma e Costantinopoli (riferimento indiretto anche alla vocazione di Mosca quale terza Roma), e preannunciando il suo prossimo viaggio a Nicea per i 1.700 anni dal Concilio. Un simbolico avvicinamento anche all'area meidorientale: «Spiritualmente, tutti noi abbiamo bisogno di tornare a Gerusalemme, la Città della Pace» . A metà pomeriggio il patriarcato interviene con una nota ufficiale: «Ora i leader alzino la voce», «questa tragedia non è più grande né più terribile di molte altre che hanno colpito Gaza. Civili innocenti Molti altri civili innocenti sono stati feriti, sfollati e uccisi». In Italia fa eco la Cei: «Inaccettabile l'attacco a Gaza, rivolgiamo un appello alle parti coinvolte e alla comunità internazionale affinché tacciano le armi». Intervengono anche la Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali dell'Ue, la diocesi di Roma, la Caritas, l'Ordine di Malta, l'Azione cattolica, le Acli. L'Osservatore romano titola laconico in prima pagina: «Gaza, bombe sulla parrocchia». Tra rassegnazione e speranza che la comunità internazionale ricorra davvero, adesso, ad ogni strumento diplomatico per fermare Israele. --