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Il centrodestra va in pressing su Beppe Sala, per chiederne le dimissioni dopo l'inchiesta sull'urbanistica milanese. Ma la premier Giorgia Meloni si mostra più cauta e su una linea garantista: «Non sono mai stata convinta che un avviso di garanzia porti l'automatismo delle dimissioni. È una scelta che il sindaco deve fare sulla base della sua capacità, in questo scenario, di governare al meglio», afferma in un'intervista al TgUno per poi rimarcare: «Non cambio posizione in base al colore politico degli indagati». Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, mette nel mirino i pm: «A Milano una parte della magistratura inquirente ha anche deciso di sostituirsi al legislatore» dice facendo un esempio: «Quello che sta avvenendo contro alcune aziende della moda e del lusso, per solo livore ideologico, è incredibile». Intanto il Pd sostiene il sindaco: la segretaria Elly Shlein lo chiama per esprimergli «solidarietà e vicinanza». In maggioranza più netto si mostra il presidente del Senato Ignazio La Russa, illustre esponente di FdI, secondo cui «sicuramente la giunta Sala ha dimostrato di non essere adeguata». Mentre la Lega guarda già alle elezioni e, per voce di Massimiliano Romeo, esorta gli alleati a «muoversi» per individuare il prossimo candidato e «giocarci la partita». Da Milano «emerge un quadro inquietante ed è doveroso un passo di lato di Sala», chiede anche il Movimento 5 stelle con Chiara Appendino. L'opposizione invece lo difende. Per Matteo Renzi, «non si possono chiedere dimissioni per un avviso di garanzia perché questo vorrebbe dire tornare alla barbarie di Tangentopoli». --