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Gli abiti che Sebastiano Visintin indossava il giorno della scomparsa della moglie. I coltelli sequestrati nella sua abitazione la scorsa primavera. Un bracciale acquisito di recente a casa di Sergio, fratello di Liliana. E ancora le scarpe, il cordino intorno il collo e altri oggetti rinvenuti accanto al cadavere. Sono alcuni reperti al centro di un nuovo round di analisi ed esami disposti dalla Gip del Tribunale di Trieste, Flavia Mangiante, per far luce sulla morte di Liliana Resinovich, la 63enne scomparsa da casa il 14 dicembre 2021 e trovata morta nel boschetto dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste il 5 gennaio 2022 chiusa in due sacchi neri, inseriti uno dall'alto e l'altro dal basso, e con il capo infilato dentro sacchetti di plastica chiusi da un cordino. L'incarico è stato conferito in un'udienza di incidente probatorio, ai professori Paolo Fattorini, Chiara Turchi ed Eva Sacchi. Il pool inizierà le analisi l'8 settembre nella medicina legale del Policlinico di Ancona e avrà 120 giorni di tempo. Nei prossimi giorni verrà quindi definita una scaletta e indicato un calendario per lo svolgimento delle attività. Si tratta di esami di natura genetica, merceologica e dattiloscopica che saranno svolti su reperti già analizzati (in questo caso verranno utilizzate tecniche innovative) e su altri acquisiti successivamente, tra cui quelli sequestrati nell'abitazione di Visintin, unico indagato per la morte della moglie. Si procederà, tra le altre cose, con comparazioni di fibre di abiti, analisi del dna, ispezioni sui sacchi in cui era chiusa Resinovich per ricercare eventuali impronte digitali, analisi su formazioni pilifere rinvenute durante la seconda perizia medico-legale, quella firmata da un team guidato dall'anatomopatologa forense, Cristina Cattaneo. --