Senza Titolo

Poteva essere una strage. Chi lavora al centro sportivo Villa De Sanctis lo ripete più volte, tra una frase e l'altra. Le mani sulla fronte, lo sguardo fisso sull'asfalto rovente e il pensiero ai momenti che hanno preceduto l'esplosione in via dei Gordiani, a Roma. Intorno, i vetri rotti e le tapparelle divelte alle finestre dei tanti condomini della zona sembrano raccontare uno scenario di guerra, come se fosse esplosa una bomba. Un'immagine che ha scosso i cinque bambini che erano già al centro e sono stati fatti evacuare in tempo, grazie all'intuito di Giorgia, una delle giovani animatrici. Sono bastate, infatti, le prime avvisaglie date dal fumo per far capire alla ragazza che qualcosa stava accadendo. Tempestivo anche l'intervento della polizia locale che ha fatto sgombrare l'area. Eppure a Livio, papà di una bambina che frequenta il centro estivo da una settimana, quel distributore di gpl in quella posizione non è mai piaciuto. Per lui «non dovrebbero mai stare in città». E proprio i bambini erano la priorità per Alessandro che lavora da cinque anni alla polisportiva vicino alla Casilina. Quando è arrivato voleva accertarsi non fosse rimasto più nessuno nell'impianto, così ha lasciato l'auto e a piedi si è avvicinato alla struttura. «Mentre andavo verso il centro sportivo è esplosa un'ambulanza e ho visto un pezzo di lamiera volare verso il cielo e poi andare nella mia direzione. Arrivavano pezzetti di metallo», racconta, mentre cerca riparo all'ombra di un albero. Non è ferito, correndo è riuscito a evitare il peggio. Quanto all'impianto, «sono vent'anni di sacrifici, mi piange il cuore», dice. Accanto a lui sua sorella, Irene, ripercorre i momenti tra la prima e la seconda esplosione e alla paura per suo fratello. «Non ero ancora arrivata al centro estivo, quando ho sentito il boato ho pensato al peggio», racconta. Sul gruppo whatsapp avevano già avvertito le famiglie, il centro era stato evacuato. «Non è un circolo sportivo, è come una piazza di paese e oggi poteva essere una catastrofe», continua a dire Alessandro. Ben 120 persone sarebbero dovute andare in piscina, lì dove «il muro di cinta non esiste più», racconta Fabio Balzani, il presidente della polisportiva. Così come ci sono «danni ai campi da tennis, alcuni tetti divelti, sembra una scena da battaglia». Scuote la testa, non gli sembra vero, «ma i bambini stanno tutti bene», ed è questa la cosa più importante per i lavoratori del centro sportivo. Mentre feriti si contano tra i residenti della vicina via Romolo Balzani svegliati dal boato, «dai vetri esplosi, dalle porte spalancate dall'onda d'urto». «Sembrava un terremoto, un attentato», dicono in tanti ancora visibilmente scossi per quanto hanno vissuto. --