Senza Titolo

IvreaParole ed espressioni della lingua italiana che usiamo abitualmente senza conoscerne l'origine, che poi diventano parte integrante del bagaglio culturale quotidiano sono al centro della rubrica curata da un professionista della lingua italiana. A spiegarne il meccanismo è il linguista eporediese Ugo Cardinale, che per questa uscita della rubrica si concentra su gigacapitalismo.I TERMINISiamo davanti ad una situazione globale che ricorda la rivoluzione francese: la concentrazione della ricchezza nelle mani di un gruppo ristretto di super-ricchi il cui potere travalica addirittura quello degli stati. Il giornalista e scrittore Riccardo Staglianò in un suo libro recente li definisce gigacapitalisti (in ossequio sia al gigayacht da 500 milioni di dollari che Bezos si è fatto costruire, sia ai gigabyte e ai gigabit, unità di misura di cui sono a vario titolo detentori), diventati ormai più potenti dei loro predecessori dell'inizio del secolo scorso, come i Rockfeller, i Carnegie, i "robber barons", i baroni di rapina, come li aveva definiti il giornalista Mathew Josephson. "Come Dei tra gli uomini", così recita il titolo del ponderoso volume dedicato a "una storia dei ricchi in Occidente" del canavesano Guido Alfani, noto a livello internazionale per gli studi sulla disuguaglianza, maturati proprio a Ivrea con la scoperta di un inedito e prezioso documento durante le consuete frequentazioni dell'archivio comunale. Questa nuova dimensione del capitalismo che vede una forte concentrazione di ricchezza in poche mani paradossalmente si fonda su una ridotta forza lavoro: pochi dipendenti. Ci è sfuggito qualcosa? Non c'è più una classe operaia sfruttata come quella analizzata da Marx destinata a compiere il passaggio ad un mondo nuovo? Come si origina questa concentrazione di ricchezza nelle mani dei giganti della tecnologia? tecnofeudalesimoSecondo l'analisi di Yanis Varoufakis nel suo libro Tecnofeudalesimo, il tallone d'Achille del capitalismo sono proprio le nuove tecnologie digitalmente interconnesse. Il profitto e il mercato non sono più fondamentali, il capitale tradizionale non è più al comando, ma è diventato vassallo di una nuova classe feudale, proprietaria delle Big tech, come Google e Meta, che fonda la sua ricchezza incommensurabile sull'estrazione di rendite ed ha un potere superiore a quello degli Stati. Al mercato si sono sostituite le piattaforme di vendita come Amazon e il profitto ha ceduto il posto alla rendita. Una logica predatoria avrebbe fatto deragliare il capitalismo. I nuovi signori controllano i dati e le capacità di trattamento di essi. Questi dati sono indispensabili alla vita sociale, come la terra ai signori medioevali. Ma dobbiamo rassegnarci fatalmente a questo vassallaggio nell'ora del furore antiburocratico di Elon Musk? Un'altra studiosa italoamericana Mariana Mazzuccato che aveva coniato nel 2019 il termine "feudalesimo numerico", per descrivere" il modello dominante delle piattaforme numeriche fondate sull'estrazione di rendite", in un suo articolo recente sui nuovi problemi posti dalla ricerca sull'intelligenza artificiale generale, sottolinea che questa dipendenza dalle piattaforme del cloud rende tanto più urgente orientare lo sviluppo verso il bene comune. Parlare di tecnologia neutra sottostima il suo potere economico fondamentale. L'economia numerica, di fronte alla nuova frontiera tecnologica, richiede, secondo lei, una regolamentazione dell'accesso orientata al bene comune. Sarebbe importante che gli europei potessero aprire un approccio diverso guidato dalla ricerca del valore pubblico. Il problema è come creare un ecosistema decentralizzato che serva l'interesse generale. La regolamentazione non è necessariamente nemica, secondo lei, della libertà economica, anzi è il contrario. Dopo tutto, l'ideale della libertà economica di Adam Smith non era la libertà dallo Stato, ma dalle rendite! --ugo cardinale